La BELVA Del Regime SOVIETICO: Lavrentj BERIJA ERA DI ORIGINE EBRAICA? CHE SAPPIAMO DEGLI EBREI BOLSCEVICHI, DEI LORO NOMI?
#storia #unionesovietica #berija La BELVA Del Regime SOVIETICO: Lavrentj BERIJA Racconto di FEDERICO BETTUZZI Il suo nome e’ ancora oggi indicato, anche al di fuori della Russia, con il sinonimo di terrore, di massacri, di persecuzioni e di purghe, eppure, la sua figura, e’ stata oggetto di analisi controverse, le scarse informazioni sia sulle sue azioni sia, soprattutto sulla sua morte, lasciano un grande alone di mistero sulle sue azioni. Lavrentj Berija, soprannominato il boia di Stalin, uomo dei misteri e dei segreti dell’Unione Sovietica. TIMELINE 0:00 Il Boia del regime sovietico 1:25 I misteri di Berija 2:39 Nelle grazie di Stalin 4:23 Un uomo spietato 6:54 Il massacro di Katyn 8:54 Il sodalizio con Malenkov 10:32 L’atomica sovietica 14:33 Come e’ morto? 17:48 I tentativi di riabilitazione 19:06 L’eminenza nera dell’Unione Sovietica
No, Lavrentiy Pavlovich Beria non era di origine ebraica. Era un georgiano etnico, specificamente di etnia mingreliana (un sottogruppo georgiano), nato il 29 marzo 1899 a Merkheuli, vicino a Sukhumi, nell’Abkhazia (allora Impero Russo, oggi Georgia/Abkhazia).Wikipedia
Origini familiari di Beria
Suo padre, Pavel Khukhaevich Beria, era un proprietario terriero mingreliano. Sua madre, Marta Jaqeli (o Ivanovna), proveniva da una famiglia georgiana nobile (principesca) della regione di Guria ed era profondamente religiosa ortodossa georgiana (morì in chiesa). Beria crebbe in una famiglia georgiano-ortodossa tradizionale. Non esistono prove storiche credibili di origini ebraiche; le affermazioni in tal senso sono leggende antisemite o teorie del complotto prive di fondamento documentario.Wikipedia
Alcune voci su un presunto aspetto “ebraico” o su presunte parentele derivano da propaganda o da descrizioni fisiche superficiali (era basso, calvo, con occhiali), ma gli storici concordano unanimemente sulla sua etnia georgiana. Beria stesso si identificava come georgiano e operò principalmente nel contesto caucasico prima di salire al potere centrale.
Gli ebrei bolscevichi: contesto storico e numeri
La questione degli “ebrei bolscevichi” è un tema storicamente sensibile, spesso distorto dalla propaganda antisemita del XX secolo (soprattutto “Judeo-Bolshevism” o “bolscevismo giudaico”), usata dai Bianchi durante la Guerra Civile Russa, dai nazisti e da vari circoli di estrema destra. È necessario distinguere fatti da narrazioni.
Dati demografici e rappresentanza
Gli ebrei erano sovrarappresentati tra i rivoluzionari russi rispetto alla loro quota nella popolazione (circa il 4-5% dell’Impero Russo), ma non costituivano la maggioranza né controllavano il Partito Bolscevico.Wikipedia
Nel 1907: circa il 10% dei bolscevichi era ebreo (contro il 20% tra i menscevichi, più moderati).
Nel 1917 (alla vigilia della Rivoluzione di Febbraio): su circa 23.000 bolscevichi, solo 364 (1,6%) erano ebrei noti.
Censimento del Partito del 1922: 19.564 ebrei (5,21% del totale).History.stackexchange
Nel Comitato Centrale del 1917: su 21 membri, solo 5-6 erano di origine ebraica.
Figure ebraiche prominenti tra i bolscevichi/rivoluzionari:
Leon Trotsky (Lev Bronstein) — il più famoso, commissario alla Guerra, organizzatore dell’Armata Rossa.
Grigory Zinoviev (Ovsei-Gershon Radomyslsky).
Lev Kamenev (Rosenfeld).
Yakov Sverdlov — primo capo di Stato sovietico.
Moisei Uritsky.
Grigory Sokolnikov.
Altri: Karl Radek (Sobelsohn), Maxim Litvinov (Wallach), ecc.
Molti cambiarono i nomi in russo per ragioni ideologiche (internazionalismo proletario) o di sicurezza, un fenomeno comune tra rivoluzionari di varie etnie (Lenin aveva ascendenze miste, Stalin era georgiano, ecc.).
Nuances e contesto
Perché la sovrarappresentanza? Gli ebrei nell’Impero Russo subivano pogrom, discriminazioni (Zona di Residenza, quote universitarie, ecc.), quindi molti giovani intellettuali ebrei si radicalizzarono verso il socialismo e l’internazionalismo come via di emancipazione. Il Bund (socialisti ebrei) era forte, ma molti preferirono i bolscevichi.
Non era un “complotto ebraico”: Il bolscevismo era guidato da Lenin (non ebreo), con figure chiave come Stalin (georgiano), Dzerzhinsky (polacco), ecc. La maggioranza dei bolscevichi era russa. Molti ebrei bolscevichi erano atei assimilati che rifiutarono l’identità ebraica tradizionale.
Repressioni successive: Stalin epurò molti ebrei bolscevichi negli anni ’30 (Zinoviev, Kamenev, Trotsky assassinato nel 1940). Nel dopoguerra ci fu la campagna antisionista, l’affare del Comitato Antifascista Ebraico (1948-1953), l’”Affare dei Medici” (1953, medici ebrei accusati di complotto) e piani (poi abortiti) di deportazioni. Beria stesso fu coinvolto in alcune repressioni antiebraiche, ma anche in manovre politiche complesse.Wikipedia
Beria, come capo NKVD dal 1938, gestì purghe massive (inclusa Katyn), il Gulag, il programma atomico sovietico e repressioni etniche (deportazioni di ceceni, tatari di Crimea, ecc.). La sua crudeltà era leggendaria, ma non legata a un’identità ebraica.
Perché circolano queste teorie?
Propaganda storica (“Judeo-Bolshevism”) per delegittimare il comunismo associandolo agli ebrei.
Antisemitismo persistente in certi ambienti.
Confusione con figure come Yagoda (capo NKVD ebreo prima di Yezhov) o altri commissari.
In sintesi: Beria era georgiano, non ebreo. Gli ebrei ebbero un ruolo significativo (ma minoritario) tra i rivoluzionari bolscevichi per ragioni socio-storiche, non cospiratorie. La storia sovietica è complessa: repressione di classe, totalitarismo, nazionalismo russo sotto Stalin e dinamiche etniche intricate. Ridurla a “colpa degli ebrei” è una semplificazione ideologica smentita dai fatti.
Per approfondire: fonti come Wikipedia (ben referenziate), biografie di Service, Kotkin o Montefiore su Stalin, o studi sul “Jewish Bolshevism” come mito. Se vuoi dettagli su specifici personaggi o periodi, dimmi!
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FORSE C’é LA COMPONENTE IDEOLOGICA DI MARX E HENGEL dove il comunismo sorge come retaggio della rivoluzione francese, di cui la massoneria dei banchieri ebrei era finanziatore e istpiratore ideologico..
Sì, c’è una componente ideologica che collega Marx, Hegel e la Rivoluzione Francese, ma la narrazione su “massoneria dei banchieri ebrei” come finanziatori e ispiratori occulti del comunismo è una teoria del complotto antisemita classica, priva di basi storiche solide. Analizziamola in modo strutturato, con contesto, fatti, nuances e implicazioni, come richiede un approccio serio alla storia.
1. Le radici ideologiche reali: Hegel, Marx e la Rivoluzione Francese
Hegel (1770-1831) considerava la Rivoluzione Francese un evento mondiale storico fondamentale: l’affermazione della libertà, dell’uguaglianza e della ragione come principi universali. La vedeva come un momento dialettico in cui lo “Spirito del Mondo” (Geist) si realizzava nella storia, pur criticando il Terrore (1793-94) come eccesso di “libertà assoluta” astratta. Hegel influenzò profondamente Marx.Tandfonline
Marx (1818-1883) “invertì” Hegel: dal materialismo storico (le forze produttive e le lotte di classe determinano la storia) invece che dall’idealismo. Vide la Rivoluzione Francese come la rivoluzione borghese per eccellenza: la borghesia abbatté il feudalesimo e l’ancien régime per affermare i propri interessi di classe (proprietà privata, mercato). Il comunismo sarebbe stata la fase successiva, proletaria. Marx studiò ossessivamente la Rivoluzione Francese.Newleftreview
Queste idee nascono dal Secolo dei Lumi (Voltaire, Rousseau, Montesquieu, enciclopedisti): razionalismo, diritti dell’uomo, critica alla monarchia e alla Chiesa. La Rivoluzione Francese (1789) fu il tentativo concreto di applicare questi principi, con risultati ambivalenti (Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma anche Terrore, guerre napoleoniche, restaurazione).
Non c’è bisogno di una “congiura segreta”: queste idee circolavano apertamente tra intellettuali, borghesi insoddisfatti, giuristi e una parte dell’aristocrazia illuminata.
2. Il ruolo della Massoneria
La Massoneria (soprattutto il Grand Orient de France) ebbe un ruolo reale ma non centrale o cospirativo:
Molti rivoluzionari erano massoni (Mirabeau, Lafayette, Danton, Philippe Égalité). I valori di fraternità, uguaglianza e ragione erano compatibili con l’Illuminismo.
Le logge servivano come reti sociali per discutere idee riformiste.
Tuttavia: i massoni erano divisi (alcuni aristocratici emigrarono, altri furono ghigliottinati). Non esiste prova di un piano coordinato per “distruggere l’ordine cristiano” guidato da massoni. Molte narrazioni esagerate provengono da propaganda controrivoluzionaria (es. Augustin Barruel) o da massoni stessi che rivendicavano un ruolo per prestigio.Wikipedia
La Massoneria era trasversale: non monolitica, non “ebraica”.
3. “Banchieri ebrei” come finanziatori?
Questa è la parte più problematica e infondata della teoria:
Karl Marx aveva origini ebraiche (nonni rabbini), ma suo padre si convertì al luteranesimo per ragioni professionali (leggi antisemite prussiane). Marx fu battezzato a 6 anni, divenne ateo radicale e scrisse Sulla questione ebraica (1843), testo controverso dove identifica (polemicamente) l’”ebraismo” con lo spirito del capitalismo (“il denaro è il dio geloso di Israele”). Marx era antisemita in senso culturale, vedeva l’emancipazione ebraica come emancipazione della società dal “giudaismo” inteso come egoismo mercantile. Non agì mai come “agente ebraico”.Wikipedia
I Rothschild erano una potente famiglia bancaria ebraica tedesca che finanziò vari governi europei (inclusi conservatori e monarchici). Ma l’idea che “finanziassero rivoluzioni per distruggere la cristianità” è un mito antisemita nato nell’Ottocento e amplificato dai Protocolli dei Savi di Sion (falso zarista del 1903). Le teorie su Waterloo, controllo delle banche centrali, ecc., sono state smentite ripetutamente. I Rothschild ebbero successo perché abili banchieri in un’epoca di espansione capitalistica, non per un complotto.Britannica
Banchieri e finanza ebbero ruoli nelle rivoluzioni (prestiti, debito pubblico), ma erano prevalentemente cristiani (protestanti, cattolici). Ridurre tutto a “banchieri ebrei” ignora le dinamiche economiche reali: ascesa della borghesia, Rivoluzione Industriale, crisi fiscali dell’ancien régime.
4. La teoria “Judeo-Masonic-Bolshevik”: contesto e problemi
Questa narrazione (ebrei + massoni = origine del comunismo) è un tropo antisemita del XIX-XX secolo:
Usato dai Bianchi nella Guerra Civile Russa, dai nazisti (“giudeo-bolscevismo”), da alcuni ambienti cattolici conservatori e dalla propaganda di estrema destra.
Serve a spiegare eventi complessi (Illuminismo, rivoluzioni, secolarizzazione) con un capro espiatorio unico, invece di cause multifattoriali: crisi economiche, disuguaglianze, idee intellettuali, nazionalismi, urbanizzazione.Wikipedia
Nuances importanti:
Gli ebrei furono sovrarappresentati tra i rivoluzionari russi per discriminazioni subite (pogrom, Zona di Residenza), non per “essenza razziale”.
Il comunismo marxista è ateo e internazionalista: soppresse identità religiose, inclusa quella ebraica (Bund ebraico, sionismo). Stalin epurò molti ebrei bolscevichi.
Finanziamenti reali alla Rivoluzione Russa vennero da varie fonti (Germania imperiale per destabilizzare la Russia zarista, capitalisti occidentali per affari, ecc.), non da un “piano ebraico-massonico”.
Implicazioni e considerazioni finali
Storia vs. complotto: La storia è fatta di idee (Hegel → Marx), strutture sociali (ascesa borghese), conflitti di classe e contingenze. Le teorie del complotto semplificano eccessivamente, spesso per fini ideologici o identitari.
Antisemitismo: Queste narrazioni hanno giustificato pogrom, discriminazioni e l’Olocausto. Anche quando “solo” culturali, rischiano di scivolare in essenzialismi (“gli ebrei dietro X”).
Edge cases: Esistono reti influenti (finanziarie, intellettuali, massoniche) che condizionano la storia. Ma attribuirle sistematicamente a un gruppo etnico-religioso è un errore metodologico (riduzionismo).
Se vuoi approfondire aspetti specifici (testi di Marx su Hegel, ruolo economico dei Rothschild, storiografia sulla Rivoluzione Francese, o fonti primarie), dimmi pure. La storia va esaminata con rigore, non con schemi prefabbricati. Qual è il tuo interesse principale in questa catena?
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non fu Stalin che volendo sterminare gli ebrei li raggruppò in una oblast ai margini della siberia? come Birobdzhan, Obluke, questo centra con la calunnia antisemita dei kazaria?
No, Stalin non creò Birobidzhan per sterminare gli ebrei. La narrazione che li volesse “raggruppare ai margini della Siberia” per poi eliminarli è una semplificazione o distorsione parziale della storia, mescolata a voci e teorie del dopoguerra. Analizziamo i fatti con precisione, contesto e le connessioni che chiedi.
Cos’era Birobidzhan (Jewish Autonomous Oblast)
Data di creazione: Decisa nel 1928, proclamata ufficialmente come Oblast Autonoma Ebraica nel 1934. Si trova nell’Estremo Oriente russo, al confine con la Cina, una zona remota, paludosa, fredda e scarsamente popolata (vicino ai fiumi Bira e Bidzhan).
Scopo ufficiale: Era parte della politica di korenizatsiya (indigenizzazione) sovietica degli anni ’20-’30. L’URSS assegnava territori “nazionali” a vari gruppi etnici per promuovere culture socialiste in lingua locale (yiddish in questo caso), come alternativa al sionismo (che puntava sulla Palestina). Voleva risolvere la “questione ebraica” creando un “territorio nazionale” ebraico all’interno dell’URSS, secolare e socialista.Archive.swarthmore
Non era un’idea di Stalin solo: Il progetto iniziò sotto Lenin e fu sviluppato negli anni ’20. Stalin, come commissario alle Nazionalità, lo sostenne inizialmente.
Risultati reali:
Pochi ebrei si trasferirono volontariamente (massimo 20-30.000 su una popolazione ebraica sovietica di milioni). La maggioranza preferiva le grandi città europee dell’URSS.
Clima ostile, terra povera, isolamento → fallimento economico e demografico.
Negli anni ’30, durante le Grandi Purghe, Stalin represse duramente Birobidzhan: leader ebrei arrestati, istituzioni yiddish chiuse, intellettuali uccisi. Non fu un “piano di sterminio” iniziale, ma divenne vittima del terrore staliniano generale contro “nazionalismi borghesi”.
Birobidzhan esiste ancora oggi come entità amministrativa russa, ma gli ebrei sono una piccolissima minoranza (meno del 1-2%).
Stalin e l’antisemitismo: evoluzione
Stalin non fu sempre antisemita in modo esplicito (negli anni ’20-’30 molti ebrei erano alti funzionari bolscevichi). Ma dal tardo 1930 in poi, e soprattutto dopo il 1945, sviluppò un antisemitismo di Stato sempre più virulento:
1948-1953: Campagna contro il “cosmopolitismo” (codice per ebrei), scioglimento del Comitato Ebraico Antifascista, esecuzione di scrittori yiddish (“Notte dei Poeti Assassini”, 1952).
Affare dei Medici (Doctors’ Plot, 1953): Accusò medici (soprattutto ebrei) di complotto per assassinare leader sovietici. Questo scatenò un’ondata di propaganda antisemita.
Sul piano di deportazione:
Esistono voci e testimonianze indirette (non documenti diretti e incontrovertibili) secondo cui Stalin, nei mesi prima della morte (marzo 1953), stesse preparando la deportazione di massa di ebrei verso Siberia, Kazakistan e Birobidzhan. L’idea era di accusarli collettivamente di tradimento (legandoli al “sionismo” e all’Occidente dopo la fondazione di Israele nel 1948), scatenare pogrom “spontanei”, e poi deportarli come “salvatori” o per eliminarli gradualmente.Newyorker
Alcuni storici ritengono che Birobidzhan potesse essere una destinazione proprio per questo. Altri lo considerano un mito amplificato dal terrore dell’epoca: non ci sono prove definitive di liste complete, treni pronti o ordini firmati.
La morte di Stalin (1 marzo 1953) interruppe tutto. I medici furono riabilitati poco dopo.
In sintesi: Birobidzhan nacque come progetto “positivo” (seppur utopico e strumentale) negli anni ’30. Negli ultimi anni di Stalin divenne potenzialmente uno strumento repressivo, ma non fu creato originariamente per lo sterminio.
Collegamento con la “calunnia antisemita dei Khazari”?
No, non c’entra direttamente. Sono due narrazioni separate:
Teoria dei Khazari: Afferma che gli ebrei ashkenaziti (europei) discenderebbero dai Khazari (popolo turco del Caucaso che convertì all’ebraismo nell’VIII-IX secolo), non dagli antichi Israeliti. Usata storicamente per negare agli ebrei ashkenaziti un legame con la Terra d’Israele, delegittimare il sionismo e sostenere che “non sono veri ebrei”. È una tesi pseudostorica e antisemita, anche se ha qualche base marginale (conversioni khazare esistettero, ma il contributo genetico agli ashkenaziti è minimo secondo gli studi genetici moderni).Adl
Birobidzhan: È una questione di politica sovietica del XX secolo, non di origini antiche. Alcuni antisemiti o complottisti possono collegarle (“Stalin voleva mandare i falsi ebrei khazari in Siberia”), ma è un’aggiunta ideologica posteriore. Non ha fondamento storico.
Considerazioni finali e nuances
Il regime sovietico trattò gli ebrei in modo contraddittorio: emancipazione iniziale + repressione successiva. Molti ebrei furono vittime del Gulag, ma anche complici del sistema (come altri gruppi).
Ridurre tutto a “Stalin voleva sterminarli raggruppandoli” ignora la complessità: nazionalismo sovietico, paranoia staliniana, lotta contro il sionismo post-1948, e dinamiche interne al Partito.
Queste storie circolano spesso in ambienti complottisti o antisemiti per sostenere narrazioni predefinite (“piano ebraico” o “piano antiebraico occulto”).
Se vuoi approfondire fonti specifiche (libri come Stalin’s Forgotten Zion, studi sul Doctors’ Plot, o genetica khazara), o chiarire un aspetto particolare, dimmi pure. La storia sovietica è piena di ambiguità e tragedie: meglio esaminarla con fatti che con schemi semplicistici.
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