ACNews 003-99 – Nella Federazione Russa difficoltà per l’attività missionaria di francescani e salesiani
Mosca, 5-5-1999. Ancora difficoltà per gli ordini e le congregazioni religiose cattoliche nella Federazione Russa.
Dopo il rifiuto opposto nell’aprile del 1999 dal ministro della Giustizia alla registrazione come congregazione religiosa della Compagnia di Gesù, i francescani e i salesiani – comunica da Bruxelles l’ufficio stampa e informazione di Human Rights Without Frontiers sulla base di una notizia diffusa da VID.
Il Servizio Informazioni delle Comunità Religiose – sono costretti a operare in modo da aggirare gli ostacoli burocratici con i quali potrebbero essere vietate le loro attività.
Il pretesto, addotto dalle autorità russe per bloccare ope legis la missione della Chiesa cattolica, consiste nella richiesta di attestazione della presenza dell’ordine religioso sul territorio negli ultimi cinquant’anni con un minimo di tre comunità.
Produrre tale documentazione, che dovrebbe provare un’operatività a partire dal 1949, in epoca di pieno stalinismo, è evidentemente impossibile a causa della persecuzione violenta del cattolicesimo nell’Unione Sovietica.
Perciò, la congregazione fondata da san Giovanni Bosco ha deciso che il seminario salesiano, che conta diciassette allievi, sarà dichiarato parte di una parrocchia nei dintorni di Mosca.
Il salesiano padre Wladyslaw Kloch, docente d’inglese e di latino, ha dichiarato di non aver alcuna premura di presentare domanda per la registrazione come congregazione indipendente.
Nel 1998 – rivela il superiore dei frati minori conventuali della Polonia, padre Grigory Cioroch – allo scopo di non autodefinirsi un Ordine, e così evitare una quantità di problemi, i francescani si sono registrati come Comunità Cattolica di San Francesco.
“Dal punto di vista pratico, non c’è alcuna differenza”, fa rilevare padre Cioroch.
Non accade lo stesso ai testimoni di Geova, che contano più di cento comunità locali e che, dopo numerosi sforzi e campagne di sensibilizzazione, hanno ottenuto dallo stesso ministero della Giustizia il permesso di registrazione il 5 maggio 1999, in quanto “cristiani” e sotto la denominazione di Centro Amministrativo per i Testimoni di Geova in Russia.
http://web.tiscali.it/martiri/Paradosso.HTM
Grazie!
Come potremmo non essere riconoscenti alla dottoressa Pia Maria Vincenti Guzzi per la sua dedizione, accompagnata da vero spirito di sacrificio, volta a non far cadere nell’oblio la drammatica storia di Vanja Moiseev, una vicenda che ha fatto il giro del mondo svegliando l’interesse per la Chiesa Perseguitata oltre la Cortina di Ferro.
L’ateismo soffocante e tiranno dei Paesi dell’Est per ben settant’anni ha ridotto allo stremo la chiesa cristiana di ogni confessione, così come i seguaci di qualunque credo religioso che sotto quel regime osassero praticare la propria fede.
In quel clima di terrore, tra i tanti, innumerevoli credenti imprigionati e torturati per la loro fede, venne alla luce la figura ingombrante del Pastore Richard Wurmbrand, che dopo 14 anni di carcere e di torture in Romania, suo Paese natale, fu ‘venduto’ con la moglie Sabina e il figlio Mihai a una Missione Evangelica Norvegese, dietro un compenso di 2.500 sterline.
A Washington, nel maggio 1966, l’audace Richard Wurmbrand testimoniò di fronte alla Sottocommissione della Sicurezza Interna del Senato Americano e si svestì fino alla vita per mostrare ben diciotto profonde cicatrici che coprivano il suo corpo:
il risultato delle torture subite.
La sua storia vissuta fece il giro del mondo; con ampi spazi ad essa dedicati in tutti i mass-media, e lo stesso Wurmbrand assunse la voce della Chiesa Perseguitata nei Paesi a regime comunista, fondando la Missione per la Chiesa Perseguitata, un’organizzazione rappresentata in più di cinquanta nazioni, che sostiene coloro che soffrono per la propria fede.
Anche l’Italia ha la sua diramazione della fondazione del pastore Richard “Wurmbrand, che da anni opera con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e anche di aiutare direttamente i cristiani sofferenti per la fede.
Questo avviene, naturalmente, in un’ottica davvero ecumenica, perché la sofferenza non conosce distinzioni di credo.
Il Pastore Richard Wurmbrand, veterano nella sofferenza e nella testimonianza per Cristo, è sempre riuscito ad avere immediatamente tutte le notizie sulla tragedia della vita quotidiana dei prigionieri cristiani e di quelli di coscienza nei Paesi comunisti, diventandone portavoce al di là delle differenze confessionali e denominazionali.
In questo contesto, già nel lontano 1972 veniva prontamente trasmesso dal Pastore Wurmbrand il comunicato, ricevuto clandestinamente da parenti di prigionieri cristiani, con cui si portava a conoscenza che il l6 luglio di quell’anno; a Kerc’, cittadina della Crimea, il giovane Vanja Moiseev, appena ventenne e sotto il servizio militare, era stato ferocemente torturato e ucciso per la sua fede religiosa di credente evangelico-battista.
Tale notizia suscitò dapprima incredulità e dovunque venne gettato discredito sulla Missione per la Chiesa Perseguitata.
Ma ci volle pochissimo tempo perché le nostre notizie trovassero, purtroppo, la tragica conferma.
La storia di Vanja Moiseev vinse anche il cuore di una ragazzina cattolica di quindici anni che decise di non darsi pace finché non avesse rintracciato personalmente la famiglia di Vanja.
Per facilitare le sue ricerche, volle subordinare al suo scopo anche le scelte scolastiche, indirizzandosi allo studio delle lingue, in particolare il russo.
E così, dopo anni di tenace impegno, la dottoressa Pia Maria Vincenti Guzzi ha finalmente trovato la famiglia Moiseev e, grazie anche alla fattiva collaborazione del marito dottor Gianfranco Guzzi, ci presenta oggi un profilo del giovane credente Vanja Moiseev, torturato per il suo amore verso Cristo, vittima di un atroce martirio che vuole, però, essere anche un grido di vittoria.
Grazie, Pia, per questa fatica!
Quasi certamente, anche io come la signora Pia ho visto la foto che la famiglia ha scattato al proprio figlio Vanja, trattasi di una foto terribile, sia per la nitidezza dei particolari che per una facile ricostruzione di come si siano potuti trascorrere, molto
drammaticamente, gli ultimi attimi de nostro servo di Dio Vanja (Ivan).
Sono altresì riconoscente all’autrice che ha deciso di non pubblicare tale terribile ed inequivocabile documento… battiture per tutto il corpo, dalle tempie alle gambe, diverse bruciature profonde da pece bollente su tutto il torace, diverse pugnalate nella zona del cuore e infine un annegamento in acque basse, perché la vitalità del nostro martire superò la resistenza dei suoi carnefici. A distanza di tanti anni non ho potuto dimenticare quella foto. Scarola@interfree.it
http://www.infinito.it/utenti/lorenzo.scarola
Il Signore benedica ogni lettore attento e sensibile alla voce dello Spirito. Pastore Giuseppe E. Laiso – Direttore dell’Editrice Uomini Nuovi e della Missione per la Chiesa Perseguitata, ramo italiano, a Marchirolo (Varese).
La vita e la testimonianza di Ivan Vasil’evic Moiseev scritte con competenza e passione da Pia Maria Vincenti Guzzi, non possono non suscitare nel lettore, insieme alla più viva commozione, la lode a Dio onnipotente per la grazia così abbondante elargita a questo giovane, che ha amato e testimoniato il suo Signore fino all’effusione del sangue.
Ma queste pagine sono anche un grande servizio alla causa dell’ecumenismo: Vanja, infatti, era un cristiano appartenente non alla Chiesa Cattolica, ma alla Chiesa Evangelico-Battista in Moldavia.
Ora, la lettura di questa vita ci insegna a conoscere e a stimare i nostri fratelli cristiani anche non cattolici. E ci dice nel contempo quanto vere siano quelle parole del Concilio Vaticano II:
“È necessario che i cattolici con gioia riconoscano e stimino i valori veramente cristiani, promananti dal comune patrimonio, che si trovano presso i fratelli non cattolici. Riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo, talora fino all’effusione del sangue, è cosa giusta e salutare: perché Dio è sempre stupendo e sorprendente nelle sue opere.” (Unitatis Redintegratio 4, 8)
+ Francesco Coccopalmerio – Vescovo Ausiliare di Milano e Presidente della Commissione Diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo
“… Sii fedele sino alla morte e ti darò la corona della vita. (Ap 2:10)
Quando dal libro Samizdat: cronaca di una vita nuova nell’URSS appresi la tragica storia del soldato evangelico-battista, di nazionalità moldava, Ivan (Vanja) Vasil’evic Moiseev torturato e ucciso nel 1972 ‘ in odio alla fede, era il 1976, avevo quindici anni e quella beata incoscienza dei giovani figli dell’Occidente ‘risparmiato’ che credono, finché l’impatto con il mondo non li convinca del contrario, che in esso tutto sia e debba sempre essere amore e verità. Lo scontro con quella realtà di persecuzione e sofferenza così atroce, l’incontro con quella testimonianza di fede così ardita e pura, fu forte e mi segnò.
Promisi allora a me stessa che a qualunque costo, ci avessi impiegato l’intera vita, avrei trovato i famigliari di Vanja(1) Edito a Milano nel 1974 dal Centro Studi Russia Cristiana di Seriale (Bergamo) e dalla Mimep di Pessano (Milano); ristampato nel 1975 in collaborazione con la Missione per la Chiesa Perseguitata di Marchirolo (Varese); successiva ristampa nel 1977 a cura della Cooperativa editoriale La Casa di Matriona di Milano.
Vanja tanto aveva patito per la sua morte e che tanto già sentivo di amare, ma il libro ‘galeotto’, però, riportava solo le sue fotografie e il testo della lettera inviata dai genitori e dai fratelli al Consiglio delle Chiese Cristiano Evangelico-Battiste dell’URSS e al Consiglio dei Parenti dei Prigionieri Cristiano Evangelico-Battisti dell’URSS; l’indirizzo non era segnalato e, in assenza di precisi elementi da cui iniziare, non avevo altro all’infuori della preghiera che potesse unirmi a loro.
Per essere spiritualmente e moralmente vicina a chi stavo cercando, mi impegnai in un’attività di volontariato presso vari centri che si battevano in difesa dei Diritti dell’Uomo violati nei Paesi dell’Est.
Se ripenso, oggi, a quel periodo di militanza a contatto con situazioni terribili e che sembravano senza fine, di cui dovevo informare un mondo, il nostro, libero e per molti aspetti fortunato, capace anche di grandi gesti, ma per lo più distratto e noncurante; se ripenso alla fatica di quel lavoro che per me, è stato più di un servizio o di una missione (fatica premiata nel 1986 dalla scoperta dell’indirizzo, che ha poi permesso una corrispondenza affettuosissima e rivelatrice, di un fratello minore di Vanja, Roman, condannato nel’1984 a due anni di reclusione per attività religiosa), capisco che ci sono progetti che Dio ha su di noi per i quali non è dato il potere di accorciare o, viceversa, dilatare i tempi: tutto deve avvenire secondo un ordine prestabilito, all’intersecarsi di precise coordinate spazio-temporali e ogni tappa raggiunta, ogni successo o insuccesso – perché contano pure quelli – è già segnato in anticipo e ha un suo significato preciso.
Le mie visite ai genitori e ad alcuni fratelli di Ivan, ormai sposati e con figli, la gioia di una lunga, ansiosa attesa scioltasi nel calore degli abbracci e del reciproche confidenze, la libertà stessa di cui finalmente gode anche la Moldavia,
…Di ritorno dal mio quarto viaggio in Moldavia, essendo ormai in, possesso di tutto il materiale disponibile per questo libro su Vanja, mi accingo a scrivere con l’intenzione – che è poi un sogno lungo diciassette anni – di realizzare, prima che una biografia, il racconto documentario di un’esistenza breve ma intensa da cui, nonostante le crudezze che vi devono comparire perché così nella realtà purtroppo è stato… E ancora: bandita ogni indulgenza al sensazionalismo e al pietismo, perché non sono certo questi i fini del mio lavoro, nei quindici capitoli del libro – quindi come le stazioni della via crucis di cui l’ultima è la Risurrezione – voglio fare rivivere Vanja attraverso sua vibrante, appassionata testimonianza che scaturisce dalle lettere alla famiglia, dal diario e dal suo discorso registrato, sfuggiti alle perquisizioni del KGB.
Trattandosi di documenti il cui contenuto attiene per la maggior parte alla sfera del mistero e del sovrannaturale, ho ritenuto opportuno limitarmi a tradurli senza aggiungere commento: di fronte a esperienze così particolari come quelle da lui vissute, è preferibile a qualsiasi parola un silenzio carico di profondo rispetto e, per chi crede, di senso del divino.
E scrivo soprattutto perché anche da noi che facciamo parte di questo Occidente frettoloso e superficiale, facile a commuoversi e a dimenticare, il suo sacrificio venga conosciuto, non sia scordato e crei coscienza.
Perché i cristiani, a qualunque confessione appartengano, lo prendano come esempio di fedeltà e di abnegazione e siano sempre capaci, come lui, di perdonare.
Perché tutti, credenti e non credenti, ne traggano una lezione di vita e di coerenza.
Perché anche attraverso questo libro Dio venga glorificato e, come già avvenne dopo la morte di Ivan, molti cuori si aprano alla luce della fede.
Perché nessuno rimanga tiepido e indifferente, che è poi la condizione peggiore in cui ci si possa arenare se è vero, come Fédor Michailovic Dostoevskij ne I demoni fa dire a Tichon, che: “…l’ateismo assoluto è più rispettabile dell’indifferenza mondana… L’ateo assoluto sta sul penultimo gradino prima della più perfetta fede (che lo superi o no), mentre l’indifferente non ha più nessuna fede…” Milano, aprile 1993 – aprile 1994
Desidero ringraziare la famiglia moiseev non solo per avermi fornito il materiale documentario che è servito alla stesura di questo libro, ma anche per essersi resa disponibile in ogni momento a rispondere alle mie molte domande su di lui; mi ha dato così la possibilità, nonostante l”incontro postumo, di conoscerlo bene e di apprezzarlo ancora di più.
Un grazie poi a tutti coloro che con saggezza e professionalità mi hanno saputo consigliare e orientare:
S. E. Mons. francesco coccopalmerio, Vescovo Ausiliare di Milano e Presidente della Commissione Diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo; giovanni codevilla, Docente di Diritto dei Paesi Socialisti presso l’Università degli Studi di Trieste; Lucio dal santo, Docente di Letteratura Russa presso l’Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano; johann jundt, Evangelista Itinerante di Meckenheim (Germania); giuseppe E. laiso, Pastore e Direttore dell’Editrice Uomini Nuovi e della Missione per la Chiesa Perseguitata, ramo italiano, a Marchirolo (Varese); paolo spanu, Pastore della Chiesa Evangelico-Battista di Milano.
Un grazie a tanti altri amici che mi hanno aiutato e incoraggiato: anche la loro generosità mi ha permesso di proseguire.
Un grazie particolare a mio marito gianfranco che con amore e pazienza mi ha accompagnato in questi mesi di lavoro, offrendomi suggerimenti preziosi e tutto il calore della sua solidarietà.
…Satana ha ottenuto da Dio la Russia lucente per imporporarla del sangue dei martiri. (dall‘Autobiografia di Awakum, 1620-1682. Traduzione di Pia Pera)
E’ domenica 16 luglio per l’ultima volta il fratello Vanja si sedette al volante. Cosa successe dopo, solo il Signore lo sa. Come si fecero scherno di lui gli anticristi! Rimasero ustioni sul petto, lividi intomo alla bocca, segni di violenze sulle gambe e sul dorso. Non ci furono altri giorni per lui sulla terra.
Prima i carnefici lo massacrarono, poi lo condussero sulla riva del mare e lo annegarono crudelmente. (versi inviati da anonimo alla famiglia qualche mese dopo la morte di Vanja)
“Non piangere per Me, Madre, vedendomi nella tomba…ma là, dove muta stava la Madre, nessuno osò neppure guardare.”(La crocefissione, da Requiem di Anna Andreevna, 1889-1966. Traduzione di Michele Colucci)
Il 1° agosto 1972 i famigliari di Vanja Moiseev, residenti a Volontirovka, distretto di Suvorov, nella repubblica Socialista Sovietica della Moldavia, inviando una coraggiosissima lettera di denuncia…ma per questo scritto subirono pesanti ritorsioni e la loro casa fu più volte perquisita dalla polizia che sequestrò materiale e documentazioni personali riguardanti Ivan.
Inutilmente si chiese di far luce sulla morte del giovane, al ministro della Difesa dell’Unione Sovietica Grecko, al segretario generale del Comitato Centrale del PCUS Breznev e, per conoscenza, al segretario generale dell’ONU Waldheim, al Comitato Internazionale per la Difesa dei Diritti dell’Uomo presso l’ONU, al presidente dell’Accademia delle Scienze dell’URSS, al presidente dell’Unione degli Scrittori dell’URSS, alla redazione dei quotidiani Travda’, ‘Izvestija’ e ‘Sovetskaja Rossija’, al Consiglio delle Chiese Cristiano Evangelico-Battiste dell’URSS, al Consiglio dei Parenti dei Prigionieri Cristiano Evangelico-Battisti dell’URSS
e a tutti i cristiani:
“II 16 luglio 1972 a Kerc’, dopo essere stato orrendamente torturato, è morto per le sue convinzioni e la sua fede in Dio nostro figlio e fratello Moiseev Ivan Vasil’evic, nato nel 1952, in servizio militare presso il reparto n. 61968 T. Ferito e seviziato, in presenza del tenente colonnello Malsin è stato annegato ancora vivo nel mar Nero in un punto profondo un metro e cinquantasei centimetri; la sua statura era di un metro e ottantacinque. Il certificato di morte individua come causa: – Asfissia meccanica da annegamento – ; ma il referto autoptico attesta, invece, che: ‘ Il decesso è avvenuto in seguito a violenze ‘. Giunti a Kerc’, abbiamo deciso di seppellirlo nel villaggio natale; ci è stato mostrato solo il suo volto nella bara e poi subito la cassa di zinco è stata saldata…fu intimato alla famiglia di non dissaldarla!
Per trasportare il feretro e presenziare al funerale, sono stati inviati dal reparto il capitano Platonov, un maresciallo maggiore e un soldato semplice che sono arrivati a Volontirovka il 20 luglio. Consegnataci la cassa, abbiamo deciso di esaminare il corpo e di fotografarlo e abbiamo perciò iniziato a dissaldarne il cofano. Alla vista di ciò che facevamo, il capitano Platonov e il maresciallo maggiore, agitatissimi, si sono defilati…
Ora inizia la turpe messa in scena delle autorità sovietiche che getteranno calunnie sui parenti e sulla comunità battista evangelica, mentre riempiranno di minacce e
intimidazioni la famiglia.
Foto di Vanja
–Del 9 giugno 1973: “ Nostro figlio è andato ad aggiungersi al numero di coloro che sono stati immolati per la Parola di Dio. Nonostante il dolore, ci rallegriamo per il suo atto eroico; più di tutto in vita egli ha amato Gesù e lo ha dimostrato. Nelle lettere scritte prima della morte spesso ci ammoniva: ‘ Se al mondo amate qualcosa o qualcuno più di Gesù, non potrete seguirlo. ‘
Tenendo fisso lo sguardo sul Buon Maestro, ha creduto e sofferto con fermezza.
Possa questo fiore vivo che ha effuso sulla croce il profumo della sua giovinezza servire da esempio per tutta la gioventù cristiana. Sappia essa amare Cristo come nostro figlio Vanja Lo ha amato… Vi preghiamo di comunicare attraverso il ‘Bollettino’ che siamo stati sottoposti a una grande prova(…), ma Dio, che è fedele, ci aiuterà a superarla.” La Comunità Evangelico-Battista alla quale apparteneva Vanja era una di quelle non registrate.
La registrazione delle Chiese imponeva una dipendenza assoluta al regime comunista, nonchè la piena collaborazione dei pastori autorizzati che erano trasformati in spie del servizio segreto, da qui la necessità di istituire una chiesa clandestina. I pastori collaborazionisti credevano così di salvare la chiesa, mentre i comunisti erano così convinti di poterla sradicare completamente, ovviamente avevano ragione i comunisti.
Art. 17: ‘Alle associazioni religiose è fatto divieto:
a. di creare casse di mutuo soccorso, cooperative, associazioni di produzione e in genere di utilizzare i beni di cui dispongono per qualsiasi altro scopo che non sia quello del soddisfacimento delle necessità religiose;
b. di prestare assistenza materiale ai propri membri;
e. di organizzare sia riunioni di preghiera o altre destinate in modo speciale ai fanciulli, ai giovani e alle donne, sia comuni riunioni bibliche, letterarie, per lavori a mano, di lavoro, per l’insegnamento della religione e simili, gruppi, circoli, sezioni, come pure di organizzare escursioni e giochi per bambini, aprire biblioteche e sale di lettura, organizzare sanatori e assistenza medica.
Negli edifici e nei locali di preghiera possono essere custoditi soltanto i libri necessari per la celebrazione del rispettivo culto.’
Art. 19: ‘L’ambito di attività dei ministri del culto, dei predicatori religiosi, degli insegnanti, eccetera, è limitato al domicilio dei membri dell’associazione religiosa da essi servita e al luogo in cui è ubicato il rispettivo edificio di preghiera.
L’attività dei ministri del culto, dei predicatori religiosi che servono regolarmente due o più associazioni religiose è limitata al territorio in cui abitualmente vivono i credenti che fanno parte di queste associazioni religiose.’
La dottoressa Pia Maria Vincenti Guzzi, porta avanti un lavoro rigorosissimo fatto di documenti e legislazione sovietica e di testimonianze e fonti tali da mettere il lettore nella libertà di poter trarre le sue deduzioni e di vedersi proiettato nella realtà storica e sociale degli avvenimenti.
Non posso violare i legittimi diritti d’autore e non parlerò dei miracoli, dei fenomeni soprannaturali che hanno interessato i due anni di servizio militare di Vanja, del come anche col corpo sia stato portato da un angelo in un pianeta di una lontana galassia e di come abbia visto da lontano la Gerusalemme del Cielo.
Di come ha profetizzato il momento della sua morte, ne di tutte le terribili torture che ha raccontato e scritto dopo averle subite durante il servizio militare, di come rimanevano svergognati i suoi superiori che cercavano di metterlo in ridicolo sul piano filosofico, ecc.
Tribolazioni a cui è andato incontro lucidamente sia come obiettore di coscienza che come evangelizzatore indomabile fino alla morte.
So soltanto che di questo grande testimone della Risurrezione sentiremo ancora parlare, perché molto su di lui potrebbe ancora essere rivelato.
Vanja nostro fratello è rappresentante di 45.000.000 di martirizzati del XX sec., massimamente caduti ad opera del comunismo e dell’islam. Evviva il comunismo!
Lenin disse:
“ Ogni idea religiosa,
ogni idea di Dio,
persino lo scherzare con l’idea di Dio
è una bassezza della specie più pericolosa.
Le azioni corrotte e gli atti di violenza e di contaminazione fisica,
sono di gran lunga meno pericolosi della sottile,
spirituale idea di Dio. ”
http://www.infinito.it/utenti/lorenzo.scarola
“Voglio vendicarmi di Colui che abita nei Cieli…” Carlo Marx
I coraggiosi credenti della Colombia sanno che il loro combattimento non è contro i guerriglieri marxisti:
“II nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti” (Efesini 6:12).
Silva ha detto che nonostante la persecuzione, le difficoltà e la sofferenza, i cristiani colombiani dipendono sempre di più da Dio.
“È l’unico a cui possiamo rivolgerci per il nostro prossimo pasto, per il nostro salario, per il nostro sostentamento. Dio ci protegge e dalla nostra sofferenza ha suscitato una nostra completa dipendenza da lui.
Ed è qualcosa a cui non rinuncerei mai”.
Con il vostro aiuto la Missione per la Chiesa Perseguitata assiste i nostri fratelli e sorelle colombiani nella loro lotta.
Quest’anno finanzieremo la distribuzione del libro di Richard Wurmbrand Gesù, amico dei terroristi (non disponibile in italiano).
Gli abbiamo dato il nuovo titolo in spagnolo: Jesus, un amigo para los alzados en armas (Gesù, un amico per gli insurrezionisti), così i guerriglieri del FARC e i paramilitari saranno più ricettivi nei suoi confronti.
Fino a oggi ne sono state distribuite 20.000 copie e almeno 2.000 di esse sono state date personalmente a membri del FARC.
Abbiamo bisogno di ulteriori copie in spagnolo di Torturato per Cristo.
Sono entrambi libri molto popolari in Colombia e diversi pastori ci hanno informato.
Di recente che i capi del FARC hanno minacciato ritorsioni nei confronti dei colombiani scoperti con una copia di Torturato per Cristo.
Ma proprio tale reazione del FARC ha accresciuto l’interesse intorno al libro di Richard Wurmbrand.
Con il vostro aiuto la Missione per la Chiesa Perseguitata spera di distribuire anche copie dell’evangelo illustrato per bambini: Egli ha vissuto tra noi.
Recentemente abbiamo organizzato nella zona di Neiva il primo seminario sulla persecuzione contro i cristiani.
I pastori colombiani hanno bisogno di più istruzione, libri di studio e materiale se vogliono diffondere con efficacia l’Evangelo nel loro paese.
Speriamo anche di poter sostenere pastori costretti ad abbandonare i propri luoghi di origine, come il pastore Silva, e le famiglie dei martiri, come i Revas e i Tovar, mediante il nostro apposito fondo per pastori e famiglie dei martiri.
La famiglia cristiana in Colombia ci ha anche chiesto di pregare:
“Se Dio vi ha benedetti in qualche modo particolare, pregate per noi e aiutateci, così che possiamo aiutare altri e annunciare la notizia della speranza eterna ai colombiani”.
Preghiamo che Dio conceda agli evangelisti colombiani il coraggio e la capacità di cui hanno bisogno per affrontare le “sere degli assassini” e altri metodi di persecuzione contro il corpo di Cristo.
La luce di Dio risplende in Colombia nonostante la violenza, il dolore e la sofferenza.
Come mai prima, i credenti in questa nazione afflitta dalla violenza e dalla guerra generate dalla droga proclamano con coraggio l’Evangelo e suscitano in Colombia una speranza viva e eterna!
Molti di questi credenti, come il fondatore della nostra missione, il pastore Richard Wurmbrand, hanno imparato ad amare ogni uomo, inclusi i guerriglieri marxisti e i satanismi.
Nel suo libro l’altra faccia di Carlo Marx Richard Wurmbrand ci esorta anche a seguire il comandamento di Gesù di amare i nostri nemici: “Se Marx ed Engeis e Moses Hess fossero vivi oggi, il mio più ardente desiderio sarebbe di portarli a Gesù Cristo, il solo ad avere la soluzione dei mali dell’uomo e il rimedio per i suoi peccati”.
“Marxisti e proletari di tutto il mondo”, scrive Wurmbrand, “unitevi intorno a Gesù Cristo!”
Gary Lane
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