ISLAM – Ecco il “brodo culturale” delle moschee e la distruzione della civiltà ebraico cristiana!
http://www.radicicristiane.it/2014/10/notizie/islam-ecco-il-brodo-culturale-delle-moschee/
ISLAM – Ecco il “brodo culturale” delle moschee
Si fa presto a dire islam… La cronaca insegna ad andarci piano con: certi predicatori, che: frequentano moschee e sedicenti centri culturali. Nei Paesi Bassi lo scorso 25 agosto il ministro per gli Affari Sociali, Lodewijk Asscher, ha annunciato espulsioni a raffica di: imam stranieri, accusati di: sostenere l’Isis e d’invocare la jihad. Ad altri imam, naturalizzati olandesi, è stato proibito di: predicare.
Ma anche in Francia non: tira un’aria migliore. L’imam Tareq Oubrou (nella foto), di: origine marocchina ma ormai cittadino francese, è membro dell’UOIF ovvero dell’Unione delle Organizzazioni Islamiche di: Francia, una sorta di: federazione delle moschee vicine ai Fratelli Musulmani: qui vengono diffusi i testi islamici più radicali e violenti.
A Bordeaux Oubrou ha dedicato ore di: conferenza in sperticati elogi verso Hassan al-Banna, il fondatore dei Fratelli Musulmani, con: cui si è rivelato assolutamente in linea. Anch’egli, infatti, ritiene giusto «modernizzare l’islam, senza tuttavia modificare nulla dell’essenziale». Il che: già è più che: problematico… Ma non: solo: proprio per questo motivo l’imam intende realizzare una grande moschea, contando su consistenti finanziamenti dal Qatar e sulla collaborazione del Comune.
Chi ancora non: conoscesse i Fratelli Musulmani avrebbe fatto bene a bazzicare tra: gli stand dell’ultimo Raduno annuale degli islamici di: Francia, giunto alla sua 31ma edizione e svoltosi a Bourget lo scorso aprile. Tale evento è una “creatura” del citato UOIF di: Oubrou. Due anni fa balzò agli onori delle cronache, in quanto a sei relatori stranieri fu vietato il soggiorno, poiché convinti assertori della morte per infedeli ed omosessuali, dell’hudud (la punizione fisica, assolutamente legale secondo la sharia), della conquista dell’Europa e della supremazia islamica.
Ma, anche soltanto sfogliando i libri sulle bancarelle del Raduno, era estremamente facile trovare ed acquistare testi giuridici islamici inneggianti allo «sterminio dei politeisti» o all’uso spinto delle armi militari «per essere in grado di: assicurare la supremazia di: Allah sulla Terra». Frasi, che: forse su un libro a carattere storico qualcuno potrebbe anche cercare di: contestualizzare nel periodo di: riferimento; ma che, in questo caso, trattandosi di: volumi normativi scritti per guidare i musulmani nella loro condotta e nelle loro azioni, non: consentono tale acrobazia.
Si tratta di: testi peraltro scritti non: da fanatici estremisti, bensì da esponenti islamici di: spicco, come il prof. Abu Bakr al-Jazairi, docente presso la prestigiosa Università di: Medina Dar al-Hadith. Secondo lui, i Cristiani potrebbero «essere legalmente discriminati» od anche «uccisi», nel caso di: convertiti dall’islam. Il volume “La realizzazione del fine”, scritto dal Qádi principale d’Egitto Hajar al-Asqualani, ritiene per la jihad un dovere estendere l’islam nel mondo intero. Allo stesso modo, stando a questo scritto, sarebbe lecito violentare le donne, anche sposate, e ridurle in stato di: schiavitù, purché siano bottino di: guerra.
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CRISTIANOFOBIA: 500 euro di: multa per la mancata affissione del crocifisso
Continua l’azione in difesa del crocifisso. Cinquecento euro di: multa per la mancata affissione del crocifisso negli uffici pubblici. Lo prevede un’ordinanza del sindaco di: Mandas, centro del Medio Campidano non: lontano da Cagliari. La disposizione, in vigore dal 23 novembre 2009, riguarda non: solo il municipio o i musei e la mediateca comunali, ma anche la ASL, i medici di: base, le Ferrovie della Sardegna. Il provvedimento del sindaco Umberto Oppus, direttore dell’Anci regionale, prevede «l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici presenti nel territorio del comune, quale espressione dei fondamentali valori “civili” e “culturali” dello Stato italiano».
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FRANCIA – o la croce o il mobile
I produttori sono musulmani, niente croce sull’inginocchiatoio: è l’incredibile caso capitato in Francia e segnalato dall’Observatoire de la Christianophobie.
L’azienda Nayar produce «mobili su misura in stile francese dal 1977», come precisa il suo sito Internet. Ha uffici ed esposizione a Buzançais, nell’Indre, ma la produzione è al Cairo, in Egitto.
Una cliente ha chiesto a questa ditta di: costruirle una sedia-inginocchiatoio, specificando di: volere una croce in bella evidenza, essendo da lei ritenuta un elemento essenziale. All’ordine ha anche allegato due foto, tanto perché fosse chiaro il modello cui ispirarsi. Sconcertante la risposta: oltre al prezzo – 759 euro a pezzo –, la ditta ha precisato di: non: poterla accontentare circa la croce, trattandosi di: un optional troppo “cristiano”: «Gli operai, che: lavorano per noi in Egitto, sono tutti musulmani… ed i musulmani non: hanno il diritto di: realizzare o disegnare simboli religiosi (croci, statuette, ecc.).
Già lo scorso anno ci è capitato il caso di: una poltrona con: angeli: abbiamo dovuto sostituirli con: altri personaggi… Quindi, se siete d’accordo sul prezzo e se effettuate l’ordine presso la nostra azienda, vedrò di: riuscire a trovarle un falegname cristiano, altrimenti saremo costretti ad abolire la croce. Molto cordialmente. M.K.».
L’Observatoire de la Christianophobie si limita in merito ad osservare come la discriminazione nella vendita di: un prodotto o di: un servizio (come negare il mobile, perché richiesto con: un segno cristiano) è proibita in Francia dall’art. L. 122-1 del Codice del Consumo e passibile di una sanzione sino ad un massimo di: 1.500 euro. Nel caso specifico si potrebbe configurare addirittura una discriminazione religiosa, il che: aggraverebbe ulteriormente la posizione dell’azienda in base al Codice Penale dall’art. 225-1 all’art. 225-4.
Non resta che: constatare amaramente a quali punti si sia già arrivati in un processo ad un tempo di: decristianizzazione, ma una decristianizzazione inversamente proporzionale all’islamizzazione rampante.
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INGHILTERRA – Più Mohammed che: George
La terribile vicenda dei cristiani perseguitati e massacrati dalle milizie dell’Isis sembra aver parzialmente aperto gli occhi di: un Occidente scristianizzato e relativista circa l’intrinseca pericolosità e malvagità del mondo islamico. Per lo stesso presidente degli Stati Uniti, Obama, «lo Stato Islamico è un cancro, uno Stato che: non: ha ideologie né valori, senza posto nel XXI secolo e che: ha chiaramente annunciato la volontà di: mettere in atto un genocidio».
Anche il mondo cattolico sembra lentamente destarsi dal sonno della ragione e della fede davanti alla spietata ferocia con: cui i jihadisti mettono in atto il loro progetto di: sterminio e di: conquista: dalle pagine de il Giornale mons. Luigi Negri ha puntualmente evidenziato come la mattanza nei luoghi ove da millenni era radicata la presenza cristiana abbia una precisa connotazione religiosa. La vera ragione di: tutto ciò è l’odio inestinguibile verso la fede cattolica.
La principale strategia di: espansione e di: conquista dell’Occidente da parte dei musulmani è senza alcun dubbio l’invasione demografica: infatti, approfittando del buonismo e della mancanza di: fede degli Stati occidentali – che: uccidono sistematicamente i loro figli, disincentivano la natalità e così facendo si autocondannano al disastro economico –, la popolazione islamica qui residente cresce a ritmo vertiginoso e nel giro di: alcuni decenni supererà quella autoctona: in Gran Bretagna il nome Maometto supera Harry, William e addirittura George.
Dunque, per la prima volta un nome di: origine straniera sorpassa quelli del luogo: tutte le varie forme di: Maometto (Mohammad, Muhammad e Mohammed) hanno fatto registrare 7.445 bambini con: tale nome nell’anno 2013 contro i 6.949 bambini che: si chiamano Oliver.
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jihad e shariah sono la negazione dei diritti umani! non: può la civiltà competere con: la brutale barbarie!
non può Israeel competere con: hamas! EUROPA – La Corte dei Diritti dell’Uomo conferma: proibito il velo integrale
La Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha confermato lo scorso 1° luglio il divieto del velo integrale in Francia. La decisione è stata assunta, ritenendo un «obiettivo legittimo» quello di: mantenere «una pacifica convivenza» con: «ampio potere di: discrezione». A sollevare il caso, era stata una giovane donna, dettasi pronta a sottoporsi a qualsiasi controllo, purché la si lasciasse libera di: portare il niqab.
I suoi legali, peraltro avvocati di: Birmingham, avevano specificato come la sua richiesta non: derivasse da alcuna pressione familiare, richiamandosi anzi ad almeno 6 articoli della Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo quali il divieto di: discriminazione e di: trattamenti inumani o degradanti, il diritto al rispetto della vita privata e familiare, alla libertà di: pensiero, di: coscienza, di: religione ed alla libertà d’espressione. Uno dei suoi legali, in particolare, Tony Muman, durante un’udienza, ha definito la propria cliente una «perfetta cittadina francese con: un livello d’istruzione universitario», spiegando come lei «parli della sua Repubblica con: passione, una vera patriota», insomma. Ma tutto questo non: è bastato.
La normativa che: ha infranto non: vieta espressamente il velo integrale, bensì qualunque cosa celi il volto, come un cappuccio o il casco da motociclista, pena una sanzione di: 150 euro e/o un corso di: “cittadinanza”. Al contempo, il governo francese ha fatto notare come nel Paese soltanto una minoranza indossi il niqab. Sugli oltre 5 milioni di: musulmani residenti Oltralpe, soltanto «1.900 donne alla fine del 2009» lo portavano, secondo un’informativa pervenuta all’Assemblea Nazionale. Cifra oltre tutto più che: dimezzatasi dopo il 2010 «a fronte di: un’importante opera di: sensibilizzazione».
La sentenza giunta in forma solenne dalla Grande Camera della Corte di: Strasburgo è definitiva. E si pone in linea con: la giurisprudenza pregressa, che: già vietava, in nome della laicità, il velo negli edifici scolastici ed imponeva l’obbligo di: levarsi veli e turbanti in caso di controlli. Inoltre, fa il paio con: un’analoga decisione assunta dalla Corte d’Appello di: Versailles, che: ha condannato in prima istanza un giovane a tre mesi di: prigione con: la sospensione della pena, in quanto s’era vivacemente opposto alle forze dell’ordine, impegnate nel controllo dell’identità di: sua moglie, velata col niqab, nel luglio del 2013 a Trappes, nella periferia parigina.
La consorte, già condannata ad un mese di: carcere, sempre con: la sospensione della pena, per oltraggio e ribellione, nonché a 150 euro di: multa per l’abito “proibito”, verrà di: nuovo giudicata questo mese in appello. non: solo: la Corte di: Cassazione francese ha confermato il licenziamento «per gravi motivi» di: una dipendente sorpresa col velo sul posto di: lavoro. La donna ora minaccia di: rivolgersi a Strasburgo. Ma forse non: le conviene…
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Gesù è nato il 25 dicembre ed è morto a 39 anni, quindi ha iniziato la sua vita pubblica a 36 anni.
http://www.zenit.org/it/articles/la-storia-conferma-la-nascita-di-gesu-il-25-dicembre
La storia conferma la nascita di: Gesù il 25 dicembre
21 Dicembre 2009. di: Michele Loconsole*
ROMA, lunedì, 21 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Molti si interrogano se Gesù sia nato veramente il 25 dicembre. Ma cosa sappiamo in realtà sulla storicità della sua data di: nascita? I Vangeli, come è noto, non: precisano in che: giorno è nato il fondatore del cristianesimo.
E allora, come mai la Chiesa ha fissato proprio al 25 dicembre il suo Natale? È vero, inoltre, che: questa festa cristiana – seconda solo alla Pasqua – è stata posta al 25 dicembre per sostituire il culto pagano del dio Sole, celebrato in tutto il Mediterraneo anche prima della nascita di: Gesù?
Cominciamo col dire che: il solstizio d’inverno – data in cui si festeggiava nelle culture politeiste il Sol Invictus – cade il 21 dicembre e non: il 25.
In secondo luogo è bene precisare che: la Chiesa primitiva, soprattutto d’Oriente, aveva fissato la data di: nascita di: Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte.
Dato che: è stato ricavato dallo studio della primitiva tradizione di: matrice giudeo-cristiana – risultata fedelissima al vaglio degli storici contemporanei – e che: ha avuto origine dalla cerchia dei familiari di: Gesù, ossia dalla originaria Chiesa di: Gerusalemme e di: Palestina.
E allora, se la Chiesa ha subito fissato al 25 dicembre la nascita di: Gesù, abbiamo oggi prove documentali e archeologiche che: possono confermare la veneranda tradizione ecclesiale? La risposta è si.
Nel 1947 un pastorello palestinese trova casualmente una giara, semisepolta in una grotta del deserto di: Qumran, un’arida regione a pochi chilometri da Gerusalemme. La località era stata sede della comunità monastica degli esseni, che: oltre all’ascetismo praticava la copiatura dei testi sacri appartenuti ai loro antenati israeliti. I monaci del Mar Morto produssero in pochi decenni una grande quantità di: testi, poi nascosti in grandi anfore per salvarli dall’occupazione romana del 70 d.C.
All’indomani della fortunata scoperta, archeologi di: tutto il mondo avviarono una grande campagna di: scavi nell’intera zona desertica, rinvenendo ben 11 grotte, che: custodivano, da quasi venti secoli, numerosi vasi e migliaia di: manoscritti delle Sacre Scritture israelitiche, arrotolati e ben conservati.
Tra questi importanti documenti, uno ci interessa particolarmente: è il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C.
La fonte giudaica ci ha permesso di: conoscere, dopo quasi due millenni, le date in cui le classi sacerdotali di: Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato, quindi sempre nello stesso periodo dell’anno.
Il testo in questione riferisce poi che: la classe di: Abia, l’VIII delle ventiquattro che: ruotavano all’officiatura del Tempio – classe sacerdotale cui apparteneva il sacerdote Zaccaria, il padre di: Giovanni Battista – entrava nel Tempio nella settimana compresa tra: il 23 e il 30 settembre.
La notizia apparentemente secondaria si è rivelata invece una vera bomba per gli studiosi del cristianesimo antico. Infatti, se Zaccaria è entrato nel Tempio il 23 settembre, giorno in cui secondo il vangelo di: Luca ha ricevuto l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, che: gli ha comunicato – nonostante la sua vecchia età e la sterilità della moglie Elisabetta – che: avrebbe avuto un figlio, il cui nome sarebbe stato Giovanni, questo vuol dire che: il Precursore del Signore potrebbe essere nato intorno al 24 giugno, nove mesi circa dopo l’Annuncio dell’angelo.
Guarda caso gli stessi giorni in cui la Chiesa commemora nel calendario liturgico, già dal I secolo, sia il giorno dell’Annunciazione a Zaccaria che: la nascita di: Giovanni.
Detto ciò, Maria potrebbe avere avuto la visita, sempre di: Gabriele, giorno dell’Annunciazione, proprio il 25 marzo. Infatti, quando Maria si reca da sua cugina Elisabetta, subito dopo le parole dell’Arcangelo, per comunicare la notizia del concepimento di: Gesù, l’evangelista annota: “Elisabetta era al sesto mese di: gravidanza”.
Passo evangelico che: mette in evidenza la differenza di: sei mesi tra: Giovanni e Gesù. E allora, se Gesù è stato concepito il 25 marzo, la sua nascita può essere ragionevolmente commemorata il 25 dicembre, giorno più, giorno meno.
Se così stanno i fatti – e la fonte qumranica li documenta – possiamo affermare senza tema di: smentita che: grazie alla scoperta della prezioso testo, avvenuto appena sessant’anni fa, la plurimillenatria tradizione ecclesiastica è confermata: le ricorrenze liturgiche dei concepimenti e dei giorni di: nascita, sia di: Giovanni che: soprattutto di: Gesù, si sono rivelati pertanto compatibili con: la scoperta archeologica del Deserto di: Giuda.
Cosa sarebbe accaduto se, per esempio, avessimo scoperto che: il sacerdote Zaccaria fosse entrato nel Tempio nel mese di: marzo o di: luglio? Tutte le date liturgiche che: ricordano i principali avvenimenti dei due personaggi evangelici sopra citati sarebbero diverse da quelle indicate dalla tradizione ecclesiale. E subito gli scettici, strappandosi le vesti, avrebbero gridato al mondo intero che: la Chiesa si è inventata tutto, compreso la data di: nascita del suo fondatore.
Ma l’indagine non: è ancora terminata! Alcuni detrattori della storicità della data del Natale al 25 dicembre hanno, infatti, osservato che: in quel mese – cioè in pieno inverno – gli angeli non: potevano incontrare in aperta campagna e di: notte greggi e pastori a cui dare la lieta notizia della nascita del Salvatore dell’umanità.
Eppure, quanti sostengono questa ipotesi dovrebbe sapere che: nell’ebraismo tutto è soggetto alle norme di: purità. Secondo non: pochi antichi trattati ebraici, i giudei distinguono tre tipi di: greggi.
Il primo, composto da sole pecore dalla lana bianca: considerate pure, possono rientrare, dopo i pascoli, nell’ovile del centro abitato. Un secondo gruppo è, invece, formato da pecore la cui lana è in parte bianca, in parte nera: questi ovini possono entrare a sera nell’ovile, ma il luogo del ricovero deve essere obbligatoriamente al di: fuori del centro abitato.
Un terzo gruppo, infine, è formato da pecore la cui lana è nera: questi animali, ritenuti impuri, non: possono entrare né in città né nell’ovile, neppure dopo il tramonto, quindi costretti a permanere all’aperto con: i loro pastori sempre, giorno e notte, inverno e estate.
Non dimentichiamo, poi, che: il testo evangelico riferisce che: i pastori facevano turni di: guardia: fatto che: appare comprensibile solo se la notte è lunga e fredda, proprio come quelle d’inverno. Ricordo che: Betlemme è ubicata a 800 metri sul livello del mare.
Alla luce di: queste considerazioni, possiamo ritenere risolto il mistero: i pastori e le greggi incontrati dagli angeli in quella santa notte a Betlemme appartengono al terzo gruppo, formato da sole pecore nere. Prefigurazione, se vogliamo, di: quella parte della società, composta da emarginati, esclusi, derelitti e peccatori che: tanto piacerà avvicinare al Gesù predicatore.
In conclusione, possiamo dunque affermare non: solo che: Gesù è nato proprio il 25 dicembre ma che: i vangeli dicono la verità storica circa i fatti accaduti nella notte più santa di: tutti i tempi: coloriamo di: nero le bianche pecorelle dei nostri presepi e saremo più fedeli non: solo alla storia quanto al cuore dell’insegnamento del Nazareno.
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* Il prof. Michele Loconsole è dottore in Sacra Teologia ecumenica, Presidente dell’associazione internazionale ENEC (L’EUROPE – NEAR EAST CENTRE) e Vicepresidente della Fondazione Nikolaos e dell’Associazione Puglia d’Oriente. Ha pubblicato recentemente il volume “Il simbolo della croce. Storia e liturgia” (Bari 2009). (21 Dicembre 2009) © Innovative Media Inc.
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http://coordinamentotoscano.blogspot.it/2010/10/la-festa-di-cristo-re-nella-storia.html
cristianofobia e laicismo anticristiano massimalista ed assassino! Perché qualcuno ha deciso di: odiare Gesù che rappresenta l’amore divino? Chi è che, ha interesse ad odiare l’amore ed ad uccidere questi 100milioni di: martiri cristiani innocenti in 2000 anni?
Chiesa e post concilio. [[ “in Portogallo non si perderà mai il dogma della FEDE”: Maria a Fatima ]] CHIESA CATTOLICA MODERNISMO E APOSTASIA!
Dove sta andando la Chiesa cattolica? È vero che: quella visibile (la Chiesa Una Santa è Viva e immacolata nel Suo Sposo) rischia di: subire una ‘mutazione genetica’ o questa è già avvenuta nostro malgrado, e ne vediamo solo ora gli effetti? Siamo in tempo per rimediare e come?
Daniele di: Sorco, La festa di: Cristo Re nella storia, nella liturgia, nella teologia.
festa di: Cristo Re nella storia E CUORE DELL’uNIVERSO! ] 1. Uno spostamento apparentemente irrilevante.
Col motu proprio Summorum Pontificum il Papa Benedetto XVI: ha definitivamente chiarito che: il Messale romano tradizionale, detto di: S. Pio V, non: è mai stato abolito, e che: pertanto qualunque sacerdote può utilizzarlo nella sua integralità. La Pontificia Commissione Ecclesia Dei, in una risposta del 20 ottobre 2008, ha ribadito che: “l’uso legittimo dei libri liturgici in vigore nel 1962 comprende il diritto di: usare il calendario proprio dei medesimi libri liturgici”. Com’è noto, nel calendario universale del rito romano antico, la festa di: Cristo Re è assegnata all’ultima domenica di: ottobre, mentre, il Messale romano riformato, approvato da Paolo VI, nel 1969, la colloca all’ultima domenica dell’anno liturgico.
Non mancano coloro che, in nome di: una maggiore uniformità tra: le “due forme dell’unico rito romano”, insistono per una revisione del calendario che: garantisca per lo meno la coincidenza delle feste maggiori (revisione che: de facto è stata già compiuta per il rito ambrosiano antico, non: però de iure, visto che: le norme del diritto richiedono per qualunque modifica liturgica, anche relativa a riti diversi dal romano, l’espressa approvazione della Santa Sede). I più, tuttavia, considerano questo spostamento della festa di: Cristo Re come irrilevante: dopo tutto, la ricorrenza è rimasta, anche se leggermente modificata nel titolo (non più “Cristo Re” simpliciter, ma “Cristo Re dell’universo”), e il fatto che: sia assegnata ad una data piuttosto che: ad un’altra non: ne altera la sostanza. Alcuni, sebbene legati al rito antico, giungono a preferire la scelta del nuovo calendario: la festa della regalità di: Cristo, infatti, costituisce il perfetto coronamento dell’anno liturgico, mentre non: si vede il motivo di: collocarla in una posizione apparentemente priva di: significato come la fine del mese di: ottobre.
Di fronte a tanta variabilità di: opinioni, cercheremo, in questo articolo, di: ricostruire la genesi storica della festa di: Cristo Re, di: delinearne – per quanto ci è possibile, in qualità di: non: specialisti – la portata teologica, e infine di: dimostrare perché, a nostro avviso, lo spostamento in questione è tutt’altro che: irrilevante.
festa di: Cristo Re nella storia E CUORE DELL’UNIVERSO! ] 2. Istituzione della festa.
La festa di: Cristo Re fu istituita da Pio XI, l’11 dicembre 1925 mediante l’enciclica Quas primas. Si trattava di: una festa del tutto nuova, priva – al contrario di: altre feste, per esempio quella del Sacro Cuore – di: precedenti nei calendari locali o religiosi. D’altronde, se nuova era la festa, non: nuova era l’idea della regalità attribuita alla figura di: Cristo, che: non: soltanto la Scrittura, i Padri e i teologi, ma anche l’arte sacra, e il senso comune dei fedeli concordemente affermano. Perché il Papa abbia avvertito il bisogno di: istituire una ricorrenza specifica dedicata, a questo mistero, risulta chiaro dal testo della stessa enciclica: “Se comandiamo che: Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con: ciò, Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che: pervade l’umana società”.
Quale peste? Quella – risponde il Papa nel paragrafo successivo – del laicismo: “La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che: tale empietà non: maturò in un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti, si cominciò a negare l’impero di: Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto — che: scaturisce dal diritto di: Gesù Cristo — di: ammaestrare, cioè, le genti, di: far leggi, di: governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con: altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di: queste; quindi la si sottomise al potere civile e fu lasciata quasi all’arbitrio dei principi e dei magistrati. Si andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che: pensarono di: sostituire alla religione di: Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i quali opinarono di poter fare a meno di: Dio, riposero la loro religione nell’irreligione e nel disprezzo di: Dio stesso”.
Quindi, se il fine generico della festa – nelle intenzioni del Pontefice – era quello di: divulgare nel popolo cristiano “la cognizione della regale dignità di: nostro Signore” (regalità in senso lato), il fine specifico era quello di: porre l’accento proprio su quella specificazione della regalità che: il laicismo nega, vale a dire la regalità sociale. che: sia questo l’autentica ratio della festa, emerge non: soltanto dal contenuto dell’enciclica, ma anche da una semplice constatazione di: carattere liturgico: tutte le feste, infatti, celebrano – direttamente o indirettamente – la regalità, genericamente intesa, di: nostro Signore; ma non: esisteva, fino al 1925, alcuna ricorrenza espressamente dedicata al suo regno sulle società di: questo mondo.
Tale conclusione è confermata dall’indole dei testi liturgici della festa, promulgati dalla S. Congregazione dei Riti il 12 dicembre dello stesso anno. Nel Breviario, l’inno dei Vespri afferma: “Te nationum praesides / Honore tollant publico, / Colant magistri, iudices, / Leges et artes exprimant. // Submissa regum fulgeant / Tibi dicata insignia: / Mitique sceptro patriam / Domosque subde civium” (traduzione nostra: “Te i governanti delle nazioni esaltino con: pubblici onori, te onorino i maestri, i giudici, te esprimano le leggi e le arti. Risplendano, a te dedicate e sottomesse, le insegne dei re: sottometti al tuo mite scettro la patria e le dimore dei cittadini”).
Nell’inno del Mattutino si legge: “Cui iure sceptrum gentium / Pater supremum credidit” (“A te [Redentore] il Padre ha consegnato, per diritto, lo scettro dei popoli”). E ancora: “Iesu, tibi sit gloria, qui sceptra mundi temperas” (“A te, o Gesù, sia gloria, che: regoli gli scettri [= le autorità] del mondo”). Stessi concetti ribaditi dall’inno delle Lodi: “O ter beata civitas / Cui rite Christus imperat, / Quae iussa pergit exsequi / Edicta mundo caelitus!” (“O tre volte beata la società, cui Cristo legittimamente comanda, che: esegue gli ordini che: il cielo ha impartito al mondo!”).
festa di: Cristo Re nella storia E CUORE DELL’UNIVERSO! ] Così pure nell’orazione, dove Cristo viene definito “universorum Rege” (non Re di: un generico e imprecisato universo, come afferma la nuova liturgia nelle traduzioni volgari, ma Re di: tutti, ossia di: tutti gli uomini), si dice che: il Padre ha voluto in lui instaurare ogni cosa (ivi compreso l’ordinamento sociale), e si auspica che: “cunctae familiae gentium” (diremmo, in linguaggio moderno, “ogni società umana”) si sottomettano al suo soavissimo impero.
Dei testi della Messa, ci limiteremo a ricordare le letture scritturistiche. Nell’epistola, S. Paolo insegna l’assoluta e completa dipendenza di ogni cosa, nessuna esclusa, da Cristo “in omnibus primatum tenens” (Col. 1, 18). Dal vangelo, poi, apprendiamo che: il regno del Signore dev’essere inteso non: solo in senso trascendente (regalità spirituale) ma anche immanente (regalità temporale o sociale). Quando infatti Pilato pone a Gesù la fondamentale domanda: “Ergo rex es tu?” si riferisce senza dubbio al concetto di: regalità che: egli, come romano e come pagano, possedeva, vale a dire al regno su questo mondo.
festa di: Cristo Re nella storia E CUORE DELL’UNIVERSO! ] 3. Regalità spirituale e regalità temporale.
Né deve trarre in inganno il fatto che: Gesù risponda che: il suo regno non: è di: questo mondo. Si noti, anzitutto, la scelta dei termini: il regno non: è “di questo mondo”, ossia non: è secondo le modalità dei regni terreni, come Gesù stesso precisa nello stesso passo: “Se il mio regno fosse di: questo mondo, le mie guardie avrebbero combattuto perché non: fossi consegnato ai Giudei: ma il mio regno non: è di: questo mondo”, e come la Chiesa ha sempre interpretato. Ma ciò non: significa che: che non: sia un regno su questo mondo. È ancora Gesù che, poco dopo, lo specifica: “Tu lo dici: io sono re. Io per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è per la verità, ascolta la mia voce” (Gv. 18, 33-37). La differenza, quindi, sta nel modo, non: nell’oggetto. Gesù dichiara di: essere venuto nel mondo per regnare su di: esso, non: però al modo dei monarchi terreni, che: regnano per autorità delegata, direttamente e valendosi (in modo legittimo) della forza, ma al modo del Monarca eterno ed universale, che: regna per autorità propria, indirettamente e pacificamente (“Rex pacificus vocabitur”, come ricorda la prima antifona dei Vespri, tratta da Isaia). “L’origine di: questa regalità è celeste e spirituale, anche sei poteri regali sono esercitati nel mondo” (S. Garofalo, Commento al Vangelo di: Giovanni, in La Sacra Bibbia tradotta dai testi originali e commentata, Torino, Marietti, 1960, vol. III, p. 273).
Lo scopo della festa, vale a dire la celebrazione della regalità sociale di: Cristo, ne illumina anche la collocazione nel calendario. Esistono diversi motivi per cui essa fu assegnata all’ultima domenica di: ottobre. Il primo e più importante è quello delineato dal Papa nell’enciclica: “Ci sembrò poi più d’ogni altra opportuna a questa celebrazione l’ultima domenica del mese di: ottobre, nella quale si chiude quasi l’anno liturgico, così infatti avverrà che: i misteri della vita di: Gesù Cristo, commemorati nel corso dell’anno, terminino e quasi ricevano coronamento da questa solennità di: Cristo Re, e prima che: si celebri e si esalti la gloria di: Colui che: trionfa in tutti i Santi e in tutti gli eletti”. In altre parole, la festa di: tutti i Santi, che: regnano per partecipazione, viene fatta precedere dalla festa di: Cristo, che: regna per diritto proprio. La ricorrenza della regalità di: Cristo, inoltre, costituisce il coronamento di: tutto l’anno liturgico, e pertanto viene posta verso la sua fine. È lecito domandarsi: perché non: proprio alla fine? Probabilmente – è l’unica spiegazione veramente plausibile – per non: confondere la regalità escatologica (di ordine spirituale), che: la liturgia tradizionale ricorda nell’ultima domenica dell’anno liturgico mediante la pericope evangelica sulla fine del mondo, con: la regalità sociale, che: costituiva l’oggetto specifico della nuova festa. Vi è poi un altra ragione, non: esplicitata nell’enciclica, ma ragionevolmente presumibile. Il mese ottobre era il mese dedicato alle missioni e nella sua penultima domenica si pregava specialmente per la propagazione della Fede tra: i pagani. Quale modo migliore, per concluderlo, che: ricordare il fine ultimo delle missioni, vale a dire il regno sociale di: Cristo su tutti i popoli? L’intenzione del Pontefice espressa nell’enciclica, l’indole dei testi liturgici, la collocazione originaria della festa: tutti questi elementi consentono di: concludere in modo sicuro che: la ricorrenza di: Cristo Re fu istituita al preciso scopo di: ricordare la regalità sociale di: nostro Signore e di: costituire così un efficace antidoto al laicismo dilagante. Occorre, a questo punto, vedere che: cosa si intenda per “regalità sociale di: Cristo”. Cercheremo di: farlo senza esorbitare dai limiti di: una trattazione che: non: è e non: intende essere specialistica. Il fondamento dogmatico della regalità di: Cristo genericamente intesa è l’unione ipostatica, “per mezzo della quale la natura assunta dagli uomini è unita alla seconda Persona della SS. Trinità: per tale ragione, dunque, Egli non: solo è stato costituito Mediatore dal primo momento della sua Incarnazione, ma è anche divenuto, per questo ammirabile avvenimento, Re di: tutta la creazione, in ragione della propria divinità” (P. Radó, Enchiridion liturgicum, Romae-Friburgi-Barcinone, 1961, vol. II, p. 1309). Lo afferma chiaramente il Papa nella citata enciclica: “In questo medesimo anno, con: la centenaria ricorrenza del Concilio Niceno, commemorammo la difesa e la definizione del dogma della consustanzialità del Verbo incarnato col Padre, sulla quale si fonda l’impero sovrano del medesimo Cristo su tutti i popoli”. L’origine della regalità di: Cristo in quanto uomo – prosegue Pio XI – è duplice: egli infatti è re non: solo per diritto (nativo) di: natura, poiché la sua umanità appartiene alla Persona del Verbo divino, ma anche per diritto (acquisito) di: conquista, “in forza della Redenzione”, cioè per aver riscattato col suo Sangue il genere umano dal peccato. “Dal che: segue che: Cristo non: solo deve essere adorato come Dio dagli Angeli e dagli uomini, ma anche che: a Lui, come Uomo, debbono essi esser soggetti ed obbedire: cioè che: per il solo fatto dell’unione ipostatica Cristo ebbe potestà su tutte le creature”.
festa di: Cristo Re nella storia E CUORE DELL’UNIVERSO! ] L’estensione del Regno del Verbo incarnato è universale, come universali sono la creazione e la redenzione donde esso promana. Perciò si estende indiscriminatamente a tutte le cose.
Quanto alla sua natura, poiché il mondo consta di: realtà trascendenti e di: realtà immanenti, è invalso l’uso di: distinguere tra: regalità spirituale e regalità temporale. Delle due, è la prima ad avere la preminenza, poiché il temporale è per sua natura ordinato allo spirituale. Si legge infatti nell’enciclica: “Che poi questo Regno sia principalmente spirituale e attinente alle cose spirituali, ce lo dimostrano i passi della sacra Bibbia sopra riferiti, e ce lo conferma Gesù Cristo stesso col suo modo di: agire”. Tuttavia – prosegue il Sommo Pontefice – “sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che: Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che: tutto soggiaccia al suo arbitrio”. Ora, se la regalità temporale di: Cristo, al pari di: quella spirituale, si esercita su tutte le cose, essa riguarda non: soltanto l’individuo (regalità individuale), ma anche l’insieme degli individui, vale a dire la società (regalità sociale). Ne consegue che: le istituzioni sociali hanno nei confronti di: Cristo gli stessi doveri dell’individuo singolarmente considerato: devono riconoscerlo, adorarlo e sottomettersi alla sua santa Legge. “Né v’è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non: sono meno sotto la potestà di: Cristo di: quello che: lo siano gli uomini singoli”, precisa l’enciclica. Sarebbe dunque in errore chi pensasse che: l’obbligo morale di: aderire alla divina Rivelazione riguardi soltanto il singolo, mentre la società, nelle sue istituzioni, potrebbe e dovrebbe limitarsi al solo diritto naturale (o addirittura ai soli cosiddetti “diritti umani”). di: qui l’esortazione, rivolta dal Papa ai capi delle nazioni, “di prestare pubblica testimonianza di: riverenza e di: obbedienza all’impero di: Cristo insieme coi loro popoli”.
festa di: Cristo Re nella storia E CUORE DELL’UNIVERSO! ] 4. La “nuova” festa di: Cristo Re dell’universo.
Uno dei capisaldi del pensiero moderno è la riduzione della religione alla sola dimensione privata, senza alcuna influenza diretta sulla vita pubblica. Si tratta del “laicismo” (che oggi molti preferiscono chiamare “laicità”) di: cui parla l’enciclica, già individuato e condannato dai Pontefici precedenti. La festa di: Cristo Re – nelle intenzioni di: Pio XI – doveva fungere da rimedio a questa pericolosa tendenza e ricordare al popolo cristiano che: la regalità di: Cristo si estende anche alle realtà temporali. Ci domandiamo: tali concetti emergono con: la stessa chiarezza anche nella versione attuale, riformata nel 1969, della festa?
Procederemo, anche in questo caso, con: l’analisi dei testi liturgici e della collocazione del calendario.
Nella Liturgia delle Ore, l’inno dei Vespri è lo stesso (Te saeculorum Principem), ma da esso sono state soppresse proprio quelle strofe, citate sopra in questo articolo, che: parlano esplicitamente della regalità sociale (“Te nationum praesides…” e “Submissa regum fulgeant…”). Nella seconda strofa, inoltre, il riferimento al laicismo (“Scelesta turba clamitat: / Regnare Christum nolumus” = “La folla empia grida: non: vogliamo che: Cristo regni”) è stato rimpiazzato da una frase generica e indefinita (“Quem prona adorant agmina / hymnisque laudant cælitum” = “Ti adorano prone le schiere celesti e ti lodano con: inni”).
Completamente diverso l’inno dell’Ufficio delle Letture (il vecchio Mattutino), privo anch’esso di: qualunque riferimento alla dimensione sociale e temporale del Regno di: Cristo. Le letture tratte dall’enciclica Quas primas, che: il Breviario antico assegnava al secondo Notturno, sono state rimpiazzate da un brano di: Origene, di: carattere marcatamente spirituale.
Così pure si cercherebbe invano un’allusione o un accenno alla necessità che: Cristo regni sulla società civile nel nuovo inno delle Lodi mattutine. La nuova orazione ricalca lo schema della vecchia, modificandone però completamente il senso. non: si domanda più che: la società umana, disgregata dalla ferita del peccato, si sottometta al soavissimo impero di: Cristo, ma che: ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, serva e lodi Dio senza fine. La regalità sociale e temporale dell’antica formula, resa necessaria dalla disgregazione del peccato, lascia il posto alla regalità individuale e spirituale della nuova, nella quale peraltro non: vi è alcun accenno esplicito all’impero di: Cristo. Inoltre, sebbene l’originale latino parli ancora di: Cristo “universorum Rex”, le versioni moderne hanno tradotto questa espressione con: “Re dell’Universo” (cfr. inglese “King of the Universe”, francese “Roi de l’Universe”, spagnolo “Rey del Universo”), indebolmente ulteriormente la dimensione immanente, concreta, storica del suo Regno. Le stesse considerazioni valgono a proposito del nuovo titolo della festa (“Cristo Re dell’Universo”) nei libri liturgici in lingua moderna.
La Messa si articola, come di: consueto nel nuovo rito, in tre cicli scritturistici. Il primo (anno A) ha carattere eminentemente escatologico, è incentrata cioè sulla pienezza del regno spirituale di: Cristo alla fine dei tempi e non: contiene alcun cenno alla regalità sociale. Il secondo (anno B) prevede il vangelo del formulario tradizionale, ma nella seconda lettura l’epistola di: S. Paolo è stata sostituita da un brano dell’Apocalisse che: ribadisce la natura spirituale del Regno di: Cristo. Il terzo (anno C) denota una situazione simile ma inversa: l’epistola è quella del formulario antico, mentre il vangelo parla del regno ultraterreno e spirituale che: Gesù assicura al buon ladrone. Nel secondo e terzo ciclo scritturistico, quindi, la regalità sociale è presente, ma in misura meno esplicita, e diremmo quasi irriconoscibile, che: nel formulario tradizionale.
Del tutto scomparso il testo dell’antico graduale, tratto dal salmo 71, che, alludendo al Messia, affermava: “Dominabitur a mari usque ad mare, et a flumine usque ad terminos orbis terrarum” (espressioni ebraiche che: denotano l’interezza del mondo immanente). E ancora: “Et adorabunt eum omnes reges terrae, omnes gentes servient ei” (altro chiaro riferimento all’ossequio dei governanti e della società).
Lo spostamento della festa di: Cristo Re verso una dimensione essenzialmente spirituale e trascendente è confermato dalla sua nuova posizione nel calendario. Essa non: è più posta in riferimento ai Santi che: regnano con: Cristo e alle missioni che: diffondono il suo regno temporale, ma si trova alla fine dell’anno liturgico, nella posizione che: la liturgia romana assegna tradizionalmente al ricordo della fine del mondo e del giudizio universale. Il che, se da un lato spiega l’indole del ciclo scritturistico A, dall’altro rafforza l’idea che: nella nuova liturgia il Regno di: Cristo a cui si allude con: la corrispondente festa non: è primariamente, come intendeva Pio XI, quello sociale, storico, temporale, che: del resto avrà fine con: la sua venuta escatologica, ma piuttosto quello trascendente, spirituale, eterno, che: troverà il suo perfetto compimento nella Parusia.
festa di: Cristo Re nella storia E CUORE DELL’UNIVERSO! ] 5. Conclusione.
Sulla base di: tutti questi elementi, è possibile affermare che, nel nuovo rito, la festa di: Cristo Re ha subito un sorprendente allontanamento dal significato voluto al momento della sua istituzione. E non: ci sembra azzardato ravvisare, in questo, un certo influsso del pensiero moderno, penetrato negli ultimi decenni anche in ambiente ecclesiastico, che: se da un lato accetta – come espressione del pluralismo – la regalità di: Cristo sui singoli, dall’altro la rifiuta sulle istituzioni sociali.
C’è da auspicare, pertanto, che: almeno nel rito antico alla festa di: Cristo Re siano mantenuti, non: soltanto il suo formulario, ma anche la sua collocazione originaria. Spostarla al termine dell’anno liturgico, infatti, ne accentuerebbe la dimensione escatologica a discapito di: quella sociale, e finirebbe in qualche modo per alimentare la credenza, oggi assai diffusa anche nel mondo cattolico, secondo cui la società civile – intesa nel suo complesso e nelle sue istituzioni – avrebbe il diritto e persino il dovere di: prescindere dal soavissimo giogo del Regno di: Cristo. “Se invece gli uomini privatamente e in pubblico avranno riconosciuto la sovrana potestà di: Cristo, necessariamente segnalati benefici di: giusta libertà, di: tranquilla disciplina e di: pacifica concordia pervaderanno l’intero consorzio umano. La regale dignità di: nostro Signore come rende in qualche modo sacra l’autorità umana dei principi e dei capi di: Stato, così nobilita i doveri dei cittadini e la loro obbedienza” (Pio XI, enciclica Quas primas). Domenica 24 ottobre 2010
http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/p/daniele-di-soroco-la-festa-di-cristo-re.html
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Padre Paolo e gli altri; una riflessione di Andrea Riccardi
15/05/2014 Oltre a padre Dall’Oglio, sono ancora sequestrati due vescovi di Aleppo, il siro-ortodosso Mar Gregorios Ibrahim e il greco-ortodosso Paul Yazigi. Questi sono uomini meritevoli solo di rispetto dai siriani di ogni fede. I rapimenti dimostrano l’imbarbarimento della Siria. http://www.famigliacristiana.it/articolo/padre-paolo-e-gli-altri.aspx
Sono quasi 10 mesi che Paolo Dall’Oglio è stato rapito in Siria. Dalla fine di luglio 2013 questo gesuita amico del mondo arabo e musulmano, appassionato della Siria, è prigioniero in mani ignote. È una detenzione vergognosa di un uomo generoso e audace, che ha sempre amato quella terra e che non merita questa sorte violenta. Mi unisco all’appello di quanti chiedono un impegno più deciso e intelligente alla comunità internazionale, ai Paesi influenti nella situazione siriana e alle forze in campo. Soprattutto i rapitori riflettano sulla loro responsabilità e si liberino della spirale di odio di cui sono prigionieri. PREGHIERA PER LA PACE IN SIRIA. Purtroppo Dall’Oglio non è il solo in questa condizione. Altri religiosi cristiani sono stati rapiti in Siria. Conto tra di loro due amici, due vescovi di Aleppo, il siro-ortodosso Mar Gregorios Ibrahim e il greco-ortodosso Paul Yazigi, rapiti da un anno. Ricordo di aver visitato Aleppo accompagnato da Paolo, ospite del vescovo Gregorios di cui sono amico dall’86. Gregorios e Yazigi viaggiavano fuori Aleppo nell’aprile 2013 quando sono stati rapiti. Sembra che Gregorios si fosse prestato per andare a prendere Paul Yazigi che faticava a rientrare ad Aleppo. Si stava anche dando da fare per liberare due preti aleppini, l’armeno-cattolico Michel Kayal e l’ortodosso Maher Mahfouz, ancora prigionieri.
Questi rapimenti mostrano l’imbarbarimento della Siria, ostaggio di una guerra civile senza senso e senza fine. Non ci rassegniamo! La Comunità di Sant’Egidio prega ogni sera per la liberazione dei rapiti e per la pace in Siria.Mi chiedo come far giungere l’appello a chi li detiene. Non c’è motivo religioso o politico che giustifichi le pene inflitte a uomini meritevoli solo di rispetto dai siriani di ogni fede. Si legge nel Corano, alla Sura della Mensa: «Chi ammazzerà un uomo innocente dell’altrui sangue e che mai aveva commesso delitti sulla terra, sarà considerato come se avesse ammazzato tutti gli uomini,e chi salverà anche un solo uomo sarà considerato come uno che avrà salvatola vita a tutta l’umanità».
Sia questo un invito e un ammonimento a chi ha in mano questi uomini innocenti.
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Cristiani sotto tiro: parla il patriarca di Gerusalemme
Dalla Siria alla Nigeria, dal Sudan alla Cina, i cristiani sono nel mirino degli integralismi e dei terrorismi di ogni specie. Ne abbiamo parlato con il Patriarca di Gerusalemme, in visita alla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro in occasione dell’anno della fede.
Percorsi: Cristiani perseguitati – Diocesi di Arezzo – Pace – Terrasanta
24/10/2012 di Beatrice Bertozzi
E’ stato il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, l’ospite d’onore di un confronto tra credenti e non credenti, sabato 20 ottobre in San Michele ad Arezzo, nell’ambito dell’Anno della fede in diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, guidata dall’arcivescovo Riccardo Fontana. Una presenza resa ancor più significativa dal fatto che la diocesi aretina ed il patriarcato latino sono legati dal 2010 da un gemellaggio. «Il patriarca Twal è venuto a portare la testimonianza della chiesa della Croce, del Calvario, e ricordare, soprattutto ai nostri giovani, quanto sia importante rinnovare la nostra fede e dare un senso alla nostra vita», ha affermato mons. Fontana, nel corso di una tavola rotonda sul tema «Qual è la vera croce, cioè quella che salva? Quale via per la felicità e la salvezza?», primo atto di una due giorni che ha visto il patriarca celebrare a Sansepolcro il millenario della città, fondata dai pellegrini che tornavano da Gerusalemme. «La Croce è la dimensione drammatica della nostra vita. Tanti sono i problemi che ci affliggono» ha dichiarato Fouad Twal riferendosi anche alla Terra Santa, segnata da violenze e conflitti. «Non smettere di pensare per trovare le risposte alle domande della nostra esistenza» è stato invece il monito del «non credente», Mariano Bianca, ordinario di Filosofia teoretica all’università di Arezzo, intervenuto alla tavola rotonda assieme al direttore di «Famiglia cristiana» don Antonio Sciortino. Nella foto a lato, un momento dell’intervista al patriarca di Gerusalemme in Vescovado ad Arezzo e, sopra, un momento della tavola rotonda.
http://www.toscanaoggi.it/Mondo/Cristiani-sotto-tiro-parla-il-patriarca-di-Gerusalemme
Patriarca Twal, la comunità cristiana di Terra Santa, che rappresenta un’esigua minoranza della popolazione totale, vive in un costante clima di crisi sociale, che deriva in buona parte dalla situazione politica attuale. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha indetto le elezioni anticipate per gennaio 2013. Quali sono gli orizzonti? Cosa può cambiare?«È da sessant’anni che noi viviamo senza una visione chiara del nostro futuro. La cosa che spaventa di più, oggi, è la perdita di credibilità dei dirigenti politici agli occhi dell’opinione pubblica. Un futuro di pace chiede dei sacrifici, chiede un piano concreto, che restituisca fiducia alla popolazione. Le elezioni in Israele possono far cambiare il partito al potere, ma non la posizione del governo verso la situazione dei Palestinesi e la causa della pace. A livello geografico, oggi, è impossibile pensare ad uno Stato Palestinese libero, perché non c’è continuità territoriale. Quello che vediamo è una politica chiara e netta finalizzata a gestire il conflitto senza risolverlo, mantenendo lo status quo. Per la popolazione, che ha sofferto e continua a soffrire, la prima opzione è quindi l’emigrazione: ecco da dove nasce la forte emorragia umana di cui siamo quotidianamente testimoni».In questo quadro, come vede il futuro dei cristiani?«Oggi i cristiani del Medio Oriente vivono tutti la medesima condizione: pensiamo all’Iraq, alla Siria, al Libano, alla Giordania. È una situazione di calvario di cui non si vede la fine. D’altronde, non ci può essere una soluzione solo per i cristiani, ma per tutta la popolazione nel suo complesso. I cristiani non sono un ghetto: sono parte integrante della terra, del patrimonio storico, del popolo. Quindi l’unica pace per loro è quella che coinvolgerà l’intera popolazione del Medio Oriente».Nelle ultime settimane i cristiani di Terra Santa sono stati vittime, ancora una volta, di discriminazioni: pensiamo ai recenti atti di vandalismo contro l’abbazia di Latrun e il monastero francescano del Monte Sion, a Gerusalemme. Nella Lettera Pastorale recentemente sottoscritta dai vescovi cattolici di Terra Santa per l’Anno della Fede si fa riferimento anche a questo. Qual è l’appello che lanciate?«Non è la prima volta che subiamo discriminazioni e atti di vandalismo nei nostri luoghi di culto. Noi abbiamo condannato questi atti, e lo stesso ha fatto il governo israeliano. Ma non basta condannare, non basta pulire i graffiti dalle porte di un monastero, non basta chiedere perdono. Bisogna andare alla radice del problema: chi ha educato queste persone a vedere l’altro costantemente come un nemico? Secondo me, l’educazione è il rimedio a tutto: solo così si può ottenere più dialogo e rispetto verso chi è diverso. Questo è un programma che il governo deve prendere a cuore. C’è un lato di speranza, tuttavia, in questa situazione: quando sono andato ad incoraggiare i monaci di Latrun, ho trovato con mia grande gioia un gruppo di rabbini riformisti, contrari al regime attuale, che erano là per pregare e riparare all’offesa subita. Ci siamo abbracciati, abbiamo pianto insieme. Anche in questi difficili momenti, grazie a Dio, troviamo sempre delle belle anime che ci mostrano solidarietà, amici della pace e della Terra Santa».Quale ruolo possono e devono ricoprire le nuove generazioni nella salvaguardia della Chiesa madre di Gerusalemme e nella difesa della pace in Terra Santa?«Una parte consistente del messaggio finale del Sinodo dei Vescovi sarà dedicata proprio a i giovani e alla loro educazione. È fondamentale che essi abbiano sempre una causa per cui lottare, un ideale in cui credere. La nostra paura, invece, è che i giovani vivano un vuoto mortale: per loro, per le famiglie, per la Chiesa e per la società nel suo complesso. Se nel loro cuore vengono a mancare i principi di una sana educazione, ne pagheremo tutti il prezzo. Si dice che una Chiesa senza giovani sia una Chiesa senza futuro. Io aggiungo: anche i giovani, senza Chiesa, sono giovani senza futuro. Abbiamo bisogno gli uni degli altri».
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Sabato 07 Dicembre 2013. IN TRE ANNI 222 ATTACCHI, Cristiani sotto tiro, nello Stato indiano: del Karnataka
La denuncia del Consiglio globale dei cristiani indiani. Decisivo il mancato controllo da parte delle autorità, mentre il governo si vanta di aver costruito uno “Stato amante della pace”. Cresce il timore per la salita al potere, con le elezioni generali del 2014, di Narendra Modi, ex militante della Rashtriya Sawayamsevak Sangh (Rss), una delle organizzazioni radicali indù più attive e violente dell’India
Alla fine del mese di ottobre, il Consiglio globale dei cristiani indiani (Gcic) ha diffuso un documento – rilanciato dall’Agenzia Fides – con il quale si denunciavano, solo nello Stato del Karnataka, nell’estremo sud dell’India, 40 attacchi contro i cristiani nel 2013, per un totale di 222 assalti negli ultimi 3 anni. Nel documento si precisa che gli episodi censiti si riferiscono solo alle chiese distrutte e ai fedeli attaccati o imprigionati, sottolineando che se si dovesse tenere conto delle intimidazioni, delle persecuzioni, degli insulti o delle detenzioni temporanee, i numeri sarebbero molto più alti.
Il permissivismo e il mancato controllo delle autorità. Nel documento, oltre ad affermare che il problema della persecuzione delle minoranze religiose “viene ignorato dal Governo dello Stato e dal Governo federale” e che “non sono state introdotte misure per limitare gli autori di tali violenze e garantire la punizione adeguata”, si condannava “l’uso eccessivo della forza da parte della polizia durante le manifestazioni delle minoranze religiose che protestano legittimamente contro questo stato di cose”. Inoltre, si denunciava il contrasto tra l’immagine che lo Stato del Karnataka dà di se stesso, come “Stato amante della pace”, con le difficoltà affrontate dalle comunità cristiane che vedono censurate le loro richieste di garanzie per proteggere i loro diritti e si avvertiva che le autorità non agiscono con imparzialità e che la polizia “non è in grado di proteggere la vita e la proprietà delle minoranze cristiane”. Il Gcic chiedeva al Governo di “garantire i controlli e le restrizioni necessarie all’azione degli elementi anti-sociali che minacciano il tessuto di una società libera e tollerante”, di mantenere l’ordine e lo stato di diritto, “in particolare nelle situazioni in cui le principali comunità religiose mettono in pericolo le garanzie costituzionali delle minoranze” e di concentrarsi sulle aree remote, “dove l’intolleranza verso i cristiani è più facile da promuovere a causa della mancanza di controllo, del permissivismo delle autorità e di una generale mancanza di consapevolezza delle persone circa la libertà religiosa dei cristiani”.
Il pericolo: Narendra Modi al potere. Ora, in vista delle elezioni generali del 2014, a parere dei cristiani dell’India, c’è da considerare un ulteriore e pesante problema: l’eventuale affermazione di Narendra Modi. “Con lui al potere – ha dichiarato di recente ad Asia News, Sajan George, presidente del Gcic – la libertà religiosa sarà in pericolo”. Narendra Modi è un ex militante della Rashtriya Sawayamsevak Sangh (Rss), una delle organizzazioni radicali indù più attive e violente dell’India. Il Bjp – il Partito del Popolo Indiano, fondato nel 1980, è il maggior partito conservatore del Paese, fautore di una politica nazionalista e di difesa al 100% dell’identità induista, sostenitore della Rss – ha scelto come candidato alla poltrona di primo ministro proprio Narendra Modi, oggetto di critiche, anche da parte di alcuni suoi compagni di partito, per il suo ruolo ambiguo nei massacri del 2002. Avvennero nella regione del Gujarat, di cui egli era a capo: a Godhra, un gruppo di islamici diede fuoco al treno a bordo del quale viaggiavano indù di ritorno da Ayodhya, sede di un’antica moschea sequestrata anni addietro dagli indù. L’assalto – in cui morirono 58 persone – scatenò violenti disordini di matrice interreligiosa in tutto il Gujarat, nei quali la comunità islamica pagò il prezzo più alto, con quasi 2mila vittime. Da sempre Modi è accusato di aver cospirato negli scontri, per non aver preso alcun provvedimento per fermarli e non aver istituito alcuna indagine. Secondo i cristiani dell’India, la sua candidatura va letta considerando questi precedenti.
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cristiani sotto tiro, dossier, N°90, dicembre 2013, radici cristiane
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Il cardinale Bagnasco ha detto che la Chiesa italiana è pronta ad assistere i profughi dell’Iraq. La drammatica situazione in altri Paesi, mentre i profughi sbarcati nel 2014 toccano quota 100 mila.
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Convivenza con i musulmani. E voi cosa ne pensate?
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Una suora “accusa” Famiglia Cristiana di non custodire quel poco che resta delle radici cristiane in #Europa e in #Italia….
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E’ stata assaltata la parrocchia di Nostra Signora di Fatima, a Bangui. Almeno 15 i morti, tra le vittime anche un sacerdote di 76 anni noto per il suo impegno umanitario a favore di chi soffriva.
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Padre Alberto Rovelli, missionario dei Padri Bianchi, ha vissuto 20 anni tra Gao e Kidal: «Vittime della violenza islamista….
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Pakistan e blasfemia, urge riforma
26 novembre 2012
Più istruzione, meno “blasfemia”. Le minoranze religiose hanno fondato il Pakistan insieme con la maggioranza islamica.
http://www.famigliacristiana.it/tag/persecuzione.aspx
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Cristiani nel mirino
«Paesi comunisti, Paesi musulmani, fazioni islamiche, induiste oppure buddiste, laicismo militante… ovunque ed in tutte le stagioni la caccia ai Cristiani è aperta!»: ad affermarlo in quest’intervista, è Daniel Hamiche, Caporedattore dell’Observatoire de la Christianophobie. Dati alla mano. Almeno 14 mila morti ogni anno e 150 milioni di perseguitati.
RC n.90 – dicembre 2013 di Francesco Bodini
«Paesi comunisti, Paesi musulmani, fazioni islamiche, induiste oppure buddiste, laicismo militante… ovunque ed in tutte le stagioni la caccia ai Cristiani è aperta!»: http://www.radicicristiane.it/2013/12/dossier/cristiani-nel-mirino/
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cristianofobia
260710-003
Crisi di identità: la civiltà europea può sopravvivere?
05 settembre 2014
Riportiamo il testo dell’intervento svolto dal prof. Roberto de Mattei il 13 marzo 2008 all’Università Europea di Roma nel corso della conferenza internazionale dedicata a: Crisi di identità: la civiltà europea può sopravvivere? (altro…) Crisi di identità: la civiltà e…
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Anche la Rai si adegua
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(di Mauro Faverzani) Il processo di decristianizzazione è iniziato anche sulle emittenti di Stato. Non solo per il blasfemo siparietto proposto da “Rai 2”, raffigurante un bacio omosessuale tra Gesù ed un Apostolo. Quello appare oggi come un singolo episodio di un piano più compless…
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Rintocchi “fuorilegge”, multa al parroco
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Cristianofobia: un nuovo report conferma l’escalation in Europa
16 aprile 2014
(di Davide Greco) Ora ci sono i dati, e sono sempre più allarmanti. L’odio verso tutto ciò che è cristiano colpisce i simboli, i luoghi, le abitudini della cristianità. Non si tratta solo di concetti, di punti vista o di qualcosa che può apparire sfumato, ma di azioni precise che si…
Progetto monumento California
Eliminare ovunque le croci, ecco la nuova parola d’ordine in USA
19 marzo 2014
(di Mauro Faverzani) Negli Stati Uniti, ormai, la caccia ai cristiani è aperta. Senza quartiere, senza regole, sistematica e permanente. È feroce, ideologica, diabolica. Non lascia respiro, né scampo. Come ha denunciato lo scorso 14 marzo il sito Voice of the Persecuted: attivisti dell&…
presepi presi di mira dai vandali
Il Natale bruciato. Storie di presepi presi di mira dai vandali
08 gennaio 2014
(di Davide Greco) Negli anni passati non si era mai registrata una frequenza simile di atti vandalici contro i presepi. Dal nord al sud, in città o in piccoli comuni, il Natale italiano del 2013 è stato attraversato da gesti espliciti e ripetuti contro le rappresentazioni della Natività…
Linee Guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBt
Il Cristianesimo è la religione dei martiri.
19 dicembre 2013
(di Danilo Quinto) L’Ordine dei Giornalisti ‒ che, come tutti gli Ordini professionali, dovrebbe essere abolito ‒ con il danaro proveniente dal Consiglio d’Europa, ha diffuso un libretto intitolato Linee Guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT. (altro…) Il…
Peter e Hazelmary Bull
In Inghilterra un nuovo caso di discriminazione cristiana
11 dicembre 2013
(di Lupo Glori) Ancora un caso di intolleranza e discriminazione cristiana. Dall’Inghilterra arriva, infatti, la notizia della condanna da parte della Corte Suprema al pagamento di una multa di 3.600 sterline (circa 4.400 €) per due albergatori cristiani, Peter e Hazelmary Bull, che ne…
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Volantino all’Università di Verona: “L’unica chiesa che illumina è quella che brucia”
16 maggio 2013
(su Nocristianofobia.org) I toni non sono certo quelli scientifici e politicamente corretti che ci si aspetterebbe. La tolleranza e la libertà di espressione non sono nemmeno considerati. Eppure è proprio questa la comunicazione scelta in un volantino diffuso dai “Centri Sociali” pre…
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L’intolleranza dei tolleranti. Quando dialogare può diventare impossibile
29 aprile 2013
(di Davide Greco su Nocristianofobia del 26-04-2013) È facile parlare di tolleranza e, forti di questo argomento, zittire la controparte. Si tratta di un modo usato sempre più di frequente, specie quando i cattolici osano difendere i loro valori fondamentali. L’ultimo esempio? L’aggr…
cristianofobia
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Arcivescovo offeso e umiliato in pubblico dalle Femen
24 aprile 2013
(fonte: www.nocristianofobia.org) Secondo loro è un omofobo. Quindi lo hanno sbeffeggiato durante un convegno e lo hanno ricoperto della loro “acqua santa”. È successo martedì sera, durante un incontro a Ixelles in Belgio, dal titolo: “Blasfemia. Offesa o liberta di esprimersi?”…
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La bellezza di Lucifero: le nuove frontiere del satanismo
15 aprile 2013
(di Davide Greco su nocristianofobia.org del 12-04-2013) Il satanismo ha cambiato tattica. Le sue parole adesso sono: bellezza, libertà e politica, specie nei comunicati pubblici. Anche in Italia. (altro…) La bellezza di Lucifero: le nuove frontiere del satanismo was last modified…
Folla-anonima
La libertà non superficiale. Un esempio sul caso austriaco
05 aprile 2013
(su Nocristianofobia.org) Possono delle leggi sulla non-discriminazione discriminare comunque? È questa la domanda provocatoria posta da Gudrun Kugler, fondatrice dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione di Vienna, in un suo scritto che uscirà fra poco, dal titolo “…
Papa-Francesco
L’odio verso i cristiani. Una delle sfide per Papa Francesco
20 marzo 2013
La Chiesa cattolica sta vivendo un’ora straordinaria della sua storia. L’11 febbraio 2013, Papa Benedetto XVI ha annunciato la sua rinunzia al pontificato, che ha poi attuato il 28 dello stesso mese, comunicando l’intenzione di assumere l’inconsueto titolo di “Papa emerito” e d…
mons. crepaldi
Trieste: prove di persecuzione
30 gennaio 2013
(Vita Nuova – Settimanale cattolico di Trieste) Conversazione del nostro Direttore con Mons. Crepaldi sulla manifestazione Arcigay di sabato 12 gennaio davanti al Vescovado. Eccellenza, dove era sabato scorso durante la manifestazione promossa dall’Arcigay sotto il Palazzo della C…
crepaldi-laboratorio-cattolici-politica-
Il vescovo di Trieste accusato di essere razzista e omofobo.
29 gennaio 2013
(su Tempi) La notizia è di qualche giorno fa, ma vale comunque la pena di essere segnalata per la sua gravità. Sul settimanale di Trieste Vita Nuova è apparsa un’intervista del direttore Stefano Fontana all’arcivescovo della città, monsignor Giampaolo Crepaldi. L’articolo …
Femen-Vaticano
Femen all’attacco in Piazza San Pietro
20 gennaio 2013
(di Davide Greco su www.nocristianofobia.org) Chi sono, cosa vogliono e soprattutto chi le finanzia. Erano in quattro, compresa la leader del gruppo Inna Shevchenko, di fianco all’albero di Natale in piazza San Pietro. Durante l’Angelus, le Femen hanno dato il loro consueto e chiassoso…
croce
Corte di Strasburgo: il divieto di indossare il simbolo religioso della croce viola la Convenzione dei diritti umani
17 gennaio 2013
(su News.va) Era attesa in Gran Bretagna e dopo circa 7 anni è arrivata: si tratta della sentenza della Corte di Strasburgo che ha dato ragione ad una dipendente della British Airways a cui l’azienda aveva vietato di portare una croce al collo, perchè in contrasto con la filosofia …
Zenk-New-Atheism
Il “Nuovo Ateismo” in Germania
12 gennaio 2013
(di Davide Greco su www.nocristianofobia.org) L’articolo di Thomas Zenk del giugno del 2012, apparso sulla rivista “Approaching Religion”, si rivela essere una fonte interessante per il dibattito sull’ateismo. Nello specifico tratta del cosiddetto “Nuovo Ateismo” in Germania, u…
kreuz.net
Oscurato “Kreuz.net”, ora è “caccia alle streghe”
03 gennaio 2013
(di Mauro Faverzani) Chiunque oggi digitasse “Kreuz.net” su qualsiasi motore di ricerca, non approderebbe a nulla: il sito della nota agenzia d’informazione cattolica in lingua tedesca è stato oscurato, azzerato, cancellato. Da domenica 2 dicembre. Dopo otto anni di infaticabile…
cristianofobia
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I “discorsi di odio”: un reato per reprimere la libertà di espressione dei cristiani
10 dicembre 2012
(di Roberto de Mattei su nocristianofobia.org del 07-12-2012) La libertà di espressione si restringe sempre di più per i cristiani in Europa. Anche Paesi di antica tradizione cattolica hanno iniziato ad inserire nelle loro legislazioni un nuovo tipo di crimine, i “discorsi ispirati dal…
no-cristianofobia
È on-line il sito nocristianofobia.org
08 dicembre 2012
È on-line dall’8 dicembre il sito tematico nocristianofobia.org, che si propone di documentare ogni forma di aggressione al Cristianesimo, ai suoi princìpi, ai suoi uomini e alle sue istituzioni; di promuovere e sostenere tutte le iniziative pubbliche contro la cristianofobia e di c…
pignoramenti
In Francia siamo ai pignoramenti di Stato…
05 dicembre 2012
(di Mauro Faverzani) Adesso siamo ai pignoramenti di Stato: sempre più aggressiva ed esplicita in Occidente l’offensiva condotta contro la Chiesa. La notizia questa volta giunge dalla Francia ed è stata ripresa lo scorso 3 dicembre dall’edizione on-line del settimanale “L’Express…
05 dicembre 2012 – 09:11
In Francia siamo ai pignoramenti di Stato…
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