Nell’est dell’Ucraina potrebbe essere sospeso il traffico ferroviario passeggeri 22:44
USA, proteste in 38 Stati 22:24
L’ONU è preoccupata della morte di afro-americani negli USA 22:16
Negli USA si è inasprito il problema della discriminazione razziale 22:08
Russia e Ucraina hanno concordato le forniture del combustibile russo per le centrali nucleari ucraine 22:07
La Serbia vuole accelerare i lavori sul “South Stream” 21:51
La Lettonia non fornirà armi in Ucraina 21:06
Donetsk, nei bancomat finiscono i contanti 20:37
Putin ha annunciato la fase finale dei negoziati sulla zona di libero scambio con il Vietnam 20:10
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2014/11/25/parigi-sospende-consegna-nave-a-mosca_4988accc-a1b0-4e98-bfb3-ba73e31394f2.html
il cellulare squilla: “pronto sono padre Jorge”, il Papa al Telefono
http://www.uaar.it/ateismo/controinformazione/pedofilia-ecclesiastica
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Lahore, cristiano torturato a morte dalla polizia, 25 novembre 2014, Un cristiano di 35 anni, Rakha Shahzad, è stato rinvenuto morto dopo essere stato torturato mentre era in custodia della polizia di Lahore. Lo riferisce l’agenzia Fides.
L’uomo era in stato di arresto con l’accusa di “vendita di alcolici e droga”. Come riferisce la sua famiglia, “Shahzad è morto a causa delle torture della polizia”, mentre gli agenti parlano di un “attacco di cuore” durante l’interrogatorio.
Padre Francis Nadeem, provinciale dei Cappuccini in Pakistan, riferisce all’Agenzia Fides lo sconcerto della comunità cristiana “per l’ennesimo omicidio extragiudiziale”. I familiari del defunto hanno avviato vibranti proteste a Lahore, cercando anche di entrare con la forza nella stazione di polizia. Tre agenti sono stati denunciati e una inchiesta è stata avviata. Il cadavere dell’uomo è stato trasferito in ospedale dove si farà un’autopsia per stabilire le cause del decesso. Il fratello di Shahzad dichiara che l’uomo “era stato arrestato senza motivo” e chiede allo stato di occuparsi della sua famiglia.
L’avvocato cristiano Mushtaq Gill commenta a Fides: “Il mondo intero è ancora profondamente scioccato e scandalizzato per il linciaggio della coppia cristiana a Kasur, ma le violenze continuano. È urgente abrogare le leggi che sono abitualmente utilizzate per perseguitare i cristiani e garantire giustizia e legalità, a partire dall’opera e dal comportamento della polizia e dei funzionari pubblici”.
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il crimine legalizzato shariah LEGA ARABA: Sahel, il dramma degli sfollati, Matteo Fraschini Koffi, 23 novembre 2014, Donna nel campo di Dadaab in Kenya(Ap) La lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla “priorità del mercato”, e dalla “preminenza del guadagno”, che hanno ridotto gli alimenti a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria.
Papa Francesco, 20 novembre alla Fao, A un problema drammatico l’Onu ha trovato una soluzione altrettanto drammatica. Dalla scorsa settimana, infatti, ad oltre 500mila rifugiati presenti in Kenya è stata ridotta del 50 per cento la quantità di cibo distribuita dal Programma alimentare mondiale (Pam). I finanziamenti raccolti fino ad ora sono risultati purtroppo insufficienti.
«Tagliare le razioni è l’ultima risorsa », ha dichiarato Paul Turnbull, vice- direttore del Pam per il Kenya. «Lo facciamo per gestire al meglio le riserve di cibo che abbiamo per le prossime 10 settimane. Intanto continueremo ad appellarci alla comunità internazionale affinché possa sostenerci con 38 milioni di dollari – ha continuato Turnbull –, il Pam ha fatto tutto il possibile per evitare questa mancanza di fondi». I campi di rifugiati di Dadaab e Kakuma, nel nord-est e nord-ovest del Paese rispettivamente, ospitano soprattutto somali e sudsudanesi. Centinaia di migliaia di civili, vittime di conflitti e carestie. Ma non solo. Da quando infatti i riflettori del mondo sono stati puntati sulle guerre in Iraq e Siria, dove i militanti islamici dell’Is stanno consolidando il loro Califfato, l’attenzione per il Sahel e il Corno d’Africa si è radicalmente ridotta. Anche le misure adottate contro l’epidemia di ebola stanno contribuendo a togliere i mezzi necessari prima destinati a Paesi come Mali, Ciad e Somalia, tre regioni dove il radicalismo islamico si sta espandendo a macchia d’olio. «Abbiamo fatto appello per 1,9 miliardi di dollari da utilizzare nel Sahel durante il 2014 – recita una nota dell’Onu –, ma è stato consegnato solo 1,1 miliardi».
Nella regione sono oltre 6,4 milioni i bambini altamente malnutriti. Una delle situazioni peggiori si trova ora nel poverissimo e pericoloso nord della Nigeria. «Abbiamo ricevuto 12,3 milioni di dollari per la Nigeria – ha precisato recentemente Robert Piper, coordinatore delle operazioni Onu nel Sahel –, appena il 13% della cifra richiesta». Da quando i qaedisti di Boko Haram hanno lanciato la loro ribellione nel nord-est del territorio nigeriano, il livello di sicurezza è precipitato. Secondo le ultime stime, circa 1,5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni. E nelle ultime settimane, più di 100mila civili sono scappati negli Stati limitrofi di Camerun e Niger. I jihadisti di al-Shabaab, in Somalia, utilizzano la crisi per reclutare combattenti tra i 920mila sfollati all’interno del territorio somalo e i 720mila rifugiati.
Una simile tattica è usata da vari gruppi di terroristi islamici anche nel nord del Mali. E se la situazione per i profughi maliani è relativamente migliorata, ci sono ancora «65mila sfollati e circa 143mila rifugiati in Niger, Burkina Faso e Mauritania», sostengono i dati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur).
In Sud Sudan, dove la guerra civile è ricominciata lo scorso dicembre, sono invece almeno 125mila gli sfollati, tra 50 e 100mila i morti, e oltre 45 mila i rifugiati. Inoltre, nella capitale etiope Addis Abeba, i negoziati tra governo e ribelli sono da mesi in completo stallo, mentre sul terreno gli scontri continuano. Diverse zone sono infatti inaccessibili agli operatori umanitari. «È incredibile che in una delle missioni di pace Onu più grandi al mondo afferma Casie Copeland, ricercatrice dell’International crisis group nel Paese –, decine di migliaia di persone possono morire e non si è capaci di verificare tali numeri». In un altro conflitto civile scoppiato recentemente, a inizio 2013 in Repubblica Centrafricana, si registrano 400mila sfollati e oltre 230mila rifugiati. Pure in questo teatro di guerra il ripristino della sicurezza sembra lontano dall’avverarsi.
Dieci anni di combattimenti in Darfur, la regione occidentale del Sudan, hanno invece contribuito a gran parte degli 1,2 milioni di sfollati e più di 740 rifugiati sudanesi fuggiti in Sud Sudan, Etiopia e Ciad. Mentre gravi problemi sussistono anche poco sotto il Sahel, nel nord della Repubblica democratica del Congo. È qui che si trovano 1,95milioni di profughi e circa 286mila rifugiati, vittime dei massacri di diversi gruppi ribelli in lotta per gli importanti giacimenti minerari: solo ieri almeno 50 persone sarebbero morte in un attacco dei ribelli ugandesi dell’Adf a Beni, nella regione orientale del Kivu.
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Maiduguri, Nigeria: kamikaze al mercato, oltre 45 morti. 25 novembre 2014, Due kamikaze-donna si sono fatte esplodere quasi simultaneamente in un mercato a Maiduguri, capitale dello stato settentrionale nigeriano del Borno. È stato un bagno di sangue: fonti sanitarie locali hanno parlato di almeno 45 morti.
Un testimone ha raccontato che una delle due terroriste si era nascosto l’esplosivo sulla schiena, camuffandolo sotto le vesti come se fosse un bambino.
Il Borno è uno degli stati del Paese più colpiti dalle violenze del gruppo terroristico islamista Boko Haram. L’attentato è avvenuto intorno alle 11 di mattina ora locale, mentre il governatore Kashim Shettima stava tenendo una riunione sulla sicurezza con i responsabili dello Stato, e ha costretto venditori e clienti ad abbandonare i negozi e a cercare scampo.
Questo è il secondo attacco mortale lungo Chalarams Road, nella zona chiamata Mercato del Lunedì: la prima volta nel 2011, alcuni terroristi attaccarono i venditori e fecero oltre 10 morti, provenienti soprattutto dalle regioni del sud-est a maggioranza cristiana.
Non accenna dunque a fermarsi l’offensiva terroristica di Boko Haram, che insanguina il nordest della Nigeria. Secondo quanto riferisce il giornale locale Daily Trust, il gruppo islamista ha preso il controllo anche della città di Damasak. Ribelli armati pesantemente, raccontano fonti della sicurezza ed autorità locali, si sono impadroniti della città nello stato di Borno dopo un duro scontro con i soldati lunedì, al termine del quale hanno innalzato la loro bandiera sul mercato locale. I ribelli, hanno precisato alcuni testimoni, hanno anche raso al suolo numerosi edifici, tra cui case delle autorità locali e la segreteria del governo locale.
Dall’inizio dell’anno, Boko Haram ha preso il controllo delle città di Gwoza, Bama, Gamboru-Ngala, Dikwa, Mafa e di alcuni villaggi circostanti, tutti nello stato di Borno. La scorsa settimana i miliziani hanno ucciso circa 100 persone in attacchi distinti nelle aree ad amministrazione locale di Kukawa e Mafa.
http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/Nigeria-attentato-in-mercato-oltre-45-i-morti-.aspx
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LA IDEOLOGIA IMPERIALISMO gender è UN PENSIERO MASSIMALISTA, CHE, SCAVALGA IL DIRITTO COSTITUZIONALE DEI GENITORE DI EDUCARE I FIGLI! E CHE, COME SEMPRE PIù VOLTE ANDIAMO ASSISTENDO, SOFFOCA LA DEMOCRAZIA, IMPOSTANDO UN LINCIGGIO MEDIATICO,.. I RESPONSABILI DI QUESTA CRIANOFOBIA? DEVONO ESSERE PUNITI! La decisione
Moncalieri, nessuna omofobia, Fabrizio Assandri, Viviana Daloiso
25 novembre 2014, Non fu un caso di omofobia. Più precisamente: «La docente non ha abusato del suo potere, né ha fatto proselitismo, ma ha svolto soltanto la sua funzione educativa». Così all’istituto Pininfarina di Moncalieri, alle porte di Torino, è stata “scagionata” la prof di religione accusata di aver offeso uno studente omosessuale. Un’indagine interna – 24 giorni dopo quelle infamanti accuse – ha portato a confermare la versione più volte spiegata dalla stessa prof sulle pagine di Avvenire: era tutta una montatura.
A darne notizia ieri sera il preside della scuola, Stefano Fava, e l’ufficio scolastico regionale in una nota congiunta. Adele Caramico era finita al centro di una bufera quando un suo studente l’aveva accusata di aver detto che «l’omosessualità è una malattia da cui ci si può curare». O, secondo altre versioni cavalcate dai media, che lui stesso «doveva curarsi in quanto gay».
Ora si scopre che quelle frasi non solo non sono state fraintese, ma addirittura non sono state nemmeno pronunciate. E che quella vita buttata sui giornali, messa all’indice su Facebook e persino nei negozi e per le strade della città piemontese, può tornare alla normalità.
«Difficile, difficilissimo – commenta la prof, dopo un sacrosanto sfogo di rabbia per aver appreso la notizia dal sito di un giornale e non direttamente dal “suo” preside –. Ora si suppone che tutto torni come prima, ma gli sguardi d’odio nei corridoi e perfino al supermercato non potrò mai dimenticarli». Per il resto «c’è la grande gioia per aver camminato nella verità, per essermi affidata». Nell’ultimo mese, a Moncalieri, c’è stata solo quella: la sua parola. Mentre nelle aperture dei giornali e dei tg Adele diventava una integralista, una fanatica delle controverse teorie riparative dell’omosessualità, un mostro di intransigenza e discriminazione.
Per quell’ora di lezione, raccontata a suo modo dal ragazzo omosessuale (che l’ha denunciata prima all’Arcigay di Torino e poi ai media), è stata avviata un’indagine interna: la prof rischiava delle procedure disciplinari fino anche alla sospensione. Nello stesso tempo, era cresciuta la solidarietà – manifestata più volte anche su questo giornale – da parte di docenti e studenti che hanno persino lanciato una raccolta firme in sua difesa. Ora, la nota congiunta dice che «la professoressa ha affrontato in modo appropriato il tema dell’omosessualità».
La “sentenza” arriva dopo la ricostruzione dell’accaduto, fatta sentendo tutti gli studenti presenti in classe nel momento del confronto: «Il clima era assolutamente sereno, la docente non ha detto nulla che potesse offendere i ragazzi» spiega Fava, preside dell’istituto tecnico che conta all’incirca 1.500 studenti. Nel comunicato si afferma che «la lezione di religione è iniziata regolarmente, con la richiesta agli studenti di scrivere delle riflessioni sulla bioetica». Il dialogo «è proseguito con un gruppo di due o tre ragazzi, mentre il resto della classe procedeva con lo svolgimento del compito assegnato. Le diverse posizioni emerse durante la conversazione rispecchiano il dibattito corrente nella società italiana circa il tema in discussione» e «dalle testimonianze dei ragazzi si riscontra che il dialogo si è svolto con serenità, con toni e termini propri di un ambiente scolastico e della sensibilità degli studenti». Di più ancora: la prof «non ha abusato del suo potere, né ha fatto proselitismo, ma ha svolto la sua funzione educativa». Insomma, tanto rumore per nulla.
Non è d’accordo il ragazzo, l’accusatore, che ha confermato la sua posizione e proprio in questi giorni ha fatto richiesta di non seguire più l’ora di religione. «Io sono solo dispiaciuta per lui – commenta la Caramico –, credo che sia stato strumentalizzato. In ogni caso mi comporterò come sempre ho fatto, anche in questi giorni di durissime accuse: entrerò a testa alta in classe certa che il mio mestiere, quello dell’insegnante, deve lasciare qualcosa ai ragazzi». Loro, i suoi studenti, in queste mattine sono stati la sua forza: «Mi hanno aspettato fuori dalle aule, mi hanno cercato, scritto. Senza questi gesti di solidarietà non avrei sopportato questa gogna».
Quanto al tema dell’omosessualità «è delicato e coinvolge tutta la società. La scuola non può restare fuori dal contesto sociale, ma deve essere teatro di democrazia nel quale questi temi devono essere affrontati e dibattuti», conclude la nota di ieri. Per questo verrà organizzato un seminario formativo «per affrontare nel modo più adeguato i temi della diversità». Come, d’altronde, è già stato fatto.
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La libertà di religione diritto umano inalienabile
Ernesto Preziosi, deputato Pd*, 22 novembre 2014, Si è concluso nei giorni scorsi, ad Oslo, l’incontro internazionale su «libertà di religione o di credo», cui ho partecipato con la collega Marina Berlinghieri. L’incontro, promosso dalla Commissione degli Stati Uniti sulla libertà religiosa internazionale, che tra l’altro pubblica un Rapporto annuale sul tema, ha visto riuniti parlamentari provenienti da vari Paesi. Un confronto reso ancora più attuale da quanto va accadendo in numerosi Stati. Si pensi al terribile omicidio consumato in Pakistan e alla persecuzione dei cristiani. I modelli tra Stati e confessioni religiose possono essere diversi: libertà, uguaglianza, separazione tra confessioni religiose e Stati, secondo il modello della libertà religiosa americana, oppure lo schema basato su intese come in Italia o in Germania. Decisiva in ogni caso è una corretta laicità che dovrebbe essere acquisizione di ogni ordinamento costituzionale.
Così non è. Assistiamo a fenomeni che portano a ignorare e a relativizzare il fattore religioso dei popoli o a piegarlo a una funzione strumentale, in una sorta di “religione civile”. In altri casi si assiste al risorgere di forme di intolleranza che distruggono la pacifica convivenza.
Per contribuire a contrastare le violenze legate all’appartenenza religiosa, è stata firmata, significativamente al Centro Nobel per la Pace di Oslo, la “Carta per la libertà di religione o di credo”, con l’obiettivo di attuare l’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani in cui si afferma che “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, e la libertà di manifestare la propria religione “nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”.
Non è l’unica iniziativa, altre ne esistono e vanno sostenute. Nel documento si ribadisce come questa libertà sia un diritto umano inalienabile e unico, che per essere pienamente goduto richiede che vengano rispettati altri diritti, come la libertà di espressione, riunione, educazione e movimento.
I firmatari si impegnano, attraverso l’azione parlamentare, a promuovere questa libertà per tutte le persone, a incrementare la cooperazione globale, condividendo le informazioni e favorendo le risposte. Da parte nostra, inoltre, intendiamo presentare sul tema una risoluzione in Parlamento.
Insieme alla sottoscrizione della Carta, dall’incontro in Norvegia sono partite tre lettere: al Primo ministro della Repubblica islamica del Pakistan e al Presidente della Repubblica dell’Unione del Myanmar, con la richiesta di impegni concreti per il rispetto della libertà religiosa e di credo nei rispettivi Paesi; la prima firmata anche da una parlamentare del Pakistan, pur appartenente al partito al governo. L’altra lettera, indirizzata al Santo Padre, perché – nello spirito di Assisi – si faccia promotore di un incontro tra i governanti e i leader religiosi per promuovere la pace. La prospettiva è quella di lavorare, a tutti i livelli, per la conoscenza e l’integrazione.
Da parte sua l’Italia può svolgere un ruolo importante nell’ampliare i contatti del gruppo informale agli Stati arabi del sud del Mediterraneo, del Mashrek e fino all’Iran.
In questo quadro, va intensificata la sensibilizzazione all’interno del Parlamento italiano e nel contesto europeo, anche sulla scorta delle normative comunitarie, in particolare l’art. 22 della carta di Nizza e l’art. 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea ( Tfue) che declinano la libertà religiosa sia come diritto individuale e come rispetto del pluralismo in questa materia, che come diritto collettivo in riferimento alle differenti confessioni religiose.
L’Europa ha un ruolo culturale e politico da spendere con efficacia maggiore quanto più la sua politica estera sarà comune. È necessario che essa recuperi la sua “vocazione” originaria, la sua storia, le sue radici culturali, nel nuovo ruolo che può svolgere sulla scena planetaria. http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/LA-LIBERT-DI-RELIGIONE-DIRITTO-UMANO-INALIENABILE-.aspx
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CRISTIANI PERSEGUITATI, La libertà religiosa in molte parti del mondo è a rischio. In questo dossier nella colonna di sinistra le testimonianze delle persecuzioni contro i cristiani e nella colonna di destra un approfondimento sulla situazione in Iraq e in altri Paesi del Medio Oriente dove il sedicente “Califfato” islamico marchia con una N come Nazareni le case dei cristiani, costretti a fuggire in massa. IL marchio della vergogna sulle case dei cristiani a Mosul: N come Nazareno, cioè appunto cristiano. Un marchio della vergogna non per chi lo subisce ma per gli jihadisti che lo impongono.
La lettera N da marchio d’infamia simbolo di una battaglia di libertà religiosa LEGGI
Cristiano torturato a morte dalla polizia
Cristiani arsi vivi, Tauran: non restare passivi
06/11/2014
La libertà religiosa è l’esame di civiltà
05/11/2014
Gerolamo Fazzini
Cristiani arsi vivi, 44 arresti in Pakistan
05/11/2014
Cristiani i più perseguitati nel mondo
04/11/2014
tutti gli articoli
Il marchio della vergogna
L’emorragia in Iraq: erano 600mila nel 1990
Poi, con il lungo conflitto, sono rimasti in 250mila
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Cristiani i più perseguitati nel mondo, 4 novembre 2014. Il rispetto della libertà religiosa nel mondo continua a diminuire e i cristiani si confermano ancora una volta il gruppo religioso maggiormente perseguitato. È quanto emerge dalla XII edizione del Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre che è stato presentato oggi a Roma. Il rapporto fotografa il grado di rispetto della libertà religiosa in 196 Paesi, analizzando le violazioni subite dai fedeli di ogni credo e non solo dai cristiani. Nel periodo compreso tra l’ottobre 2012 e il giugno 2014, dei 196 Paesi analizzati, in ben 116 si registra un preoccupante disprezzo per la libertà religiosa, ovvero quasi il 60%. Nella “mappa” geografica disegnata dall’Acs, sono 20 i Paesi identificati come luoghi di “elevato” grado di violazione della libertà religiosa, dove cioè la libertà religiosa non esiste. In 14 di questi Paesi, la persecuzione è a sfondo religioso ed è legata all’estremismo islamico. Sono: Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Siria, Somalia, Sudan e Yemen. Negli altri 6 Paesi, la persecuzione religiosa è perpetrata da regimi autoritari, ovvero in Azerbaigian, Myanmar, Cina, Corea del Nord, Eritrea e Uzbekistan. Dal Rapporto emerge anche che nella lista degli Stati in cui si registrano gravi violazioni della libertà religiosa, i Paesi musulmani rappresentano la maggioranza.
Quest’anno il Rapporto contiene una graduatoria che suddivide i Paesi in quattro categorie in base al grado di violazione della libertà religiosa: elevato, medio, preoccupante, lieve. L’Asia si conferma il continente dove la libertà religiosa è maggiormente violata. Nei Paesi in cui vi è una religione di maggioranza si riscontra un incremento del fondamentalismo non soltanto islamico, ma anche indù e buddista. In Africa, la tendenza più preoccupante degli ultimi due anni è senza dubbio la crescita del fondamentalismo islamico – sotto l’impulso di gruppi come Al Qaeda nel Maghreb islamico, Boko Haram e al Shabaab – e si riscontra un aumento di casi di intolleranza religiosa in Egitto, Libia e Sudan. Non mancano tuttavia esempi di dialogo e cooperazione religiosa in Camerun, Nigeria, Centrafrica, Uganda, Zambia, Sudafrica e Kenya. In America Latina gli ostacoli alla libertà religiosa sono quasi sempre causati dalle politiche di regimi apertamente laicisti o atei, come quelli di Venezuela ed Ecuador, che limitano la libertà di tutti i gruppi religiosi, senza alcuna distinzione di credo.
La libertà religiosa è in declino anche in Europa del Nord e Paesi come Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia e Norvegia compaiono nella lista dove “il grado di violazione della libertà religiosa” è “preoccupante” e in “peggioramento”. Ad attestarlo è il Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre che è stato presentato oggi a Roma. Nei Paesi occidentali – si legge – le tensioni religiose sono in aumento a causa di fenomeni recenti come “l’ateismo aggressivo” e il “laicismo liberale”. Alcune tendenze destano preoccupazione, soprattutto quelle relative a temi quali le scuole religiose, il matrimonio omosessuale e l’eutanasia. “Benché l’opinione pubblica ritenga che i credenti debbano essere liberi di praticare la propria fede in privato – scrive l’Acs -, vi è un decisamente minore consenso in merito alla libertà di manifestare la fede all’interno dello spazio Pubblico”. Ciò significa che “i diritti di alcuni gruppi vengono sempre più schiacciati dai diritti di altri gruppi” e “ogni qualvolta i diritti all’eguaglianza di genere o degli omosessuali contrastano con i diritti di coscienza dei credenti, solitamente i primi prevalgono”. Il Rapporto porta l’esempio del Regno Unito dove le agenzie di adozione cattoliche che si rifiutano di affidare bambini a coppie omosessuali, sono state costrette a modificare le loro norme o a chiudere. A peggiorare la situazione concorre anche l’analfabetismo religioso dei politici occidentali e nei media internazionali.
Il Medio Oriente tra l’affermazione dello Stato islamico e il crescente fenomeno delle migrazioni di massa: è uno degli aspetti che emerge dal Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre che è stato presentato oggi a Roma. Il Rapporto prende in esame l’affermazione dello Stato islamico (ex-Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) risalendo al luglio 2014, quando i jihadisti hanno cacciato tutti i gruppi religiosi, musulmani non sunniti compresi, dalla città di Mosul, centro dell’Iraq settentrionale, che avevano occupato il mese precedente. “Ai cristiani – si legge nel Rapporto – è stato chiesto di scegliere tra la conversione all’islam e l’esilio”. “E così, quasi nessuno dei circa 30mila cristiani presenti in città, è rimasto e – per la prima volta in 1.600 anni – a Mosul non è stata celebrata la Messa domenicale”. Simili forme di estremismo e persecuzione contribuiscono in modo significativo al crescente fenomeno delle migrazioni di massa. Le minoranze religiose mediorientali vanno riducendosi già da molti anni. Ad esempio, il numero di cristiani in Siria è passato da 1,75 milioni dei primi mesi del 2011, agli appena 1,2 milioni nell’estate del 2014, con un calo di oltre il 30% in tre anni. In Iraq, la diminuzione è stata ancora più evidente. La creazione di Stati teocratici o mono-confessionali ha un profondo impatto sulle democrazie occidentali in quanto i profughi appartenenti a vari gruppi religiosi cercano asilo in Occidente. Il Rapporto guarda infine con preoccupazione alla diffusione dei social network attraverso i quali fondamentalismo e odio religioso “oltrepassano con facilità i confini geografici”.
http://www.avvenire.it/Dossier/Cristianofobia/CronacheeStorie/Pagine/rapporto-acs-liberta-religiosa-i-cristiani-i-piu-perseguitati.aspx
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Cristiani perseguitati. Cristiani arsi vivi, Tauran: non restare passivi. 6 novembre 2014, Cristiani arsi vivi, il premier: faremo giustizia, L’uccisione dei due cristiani in Pakistan, arsi vivi perché accusati di blasfemia, è una “barbarie” e non si può rimanere “passivi”. Lo dice il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ai microfoni di Radio Vaticana.
“Sono scioccato, si rimane senza parole di fronte ad un atto di tale barbarie. Quello che è ancora più grave – dice Tauran – è che è stata invocata la religione in modo specifico. Ora, una religione non può giustificare crimini di questo genere. Esiste questa legge sulla blasfemia, che rappresenta un problema: la comunità internazionale non dovrebbe intervenire?”.
Alla domanda se sia necessario un intervento specifico dell’Onu, Tauran replica: “Io chiedo: si può rimanere così passivi di fronte a crimini dichiarati legittimi dalla religione?” Il cardinale ricorda che in Pakistan “dall’anno in cui è stata introdotta la Legge sulla blasfemia, ci sono state circa 60 esecuzioni. E questa cosa non tocca soltanto i cristiani: sono colpite anche altre minoranze, come avvocati, oppositori al regime che sono stati uccisi in maniera barbara. Ci si trova quindi di fronte ad un grande problema”.
Sulla possibile connivenza della politica e delle forze dell’ordine il cardinale rileva: “È certo che ci sia, incontestabilmente, una connivenza. A quale livello, questo non lo so. In ogni caso, sono dell’opinione che si debba denunciare pubblicamente questo tipo di atteggiamento, soprattutto perché i nostri cristiani percepiscano la solidarietà della Chiesa, che è la loro famiglia”. “Spero”, conclude Tauran, che ci sia una reazione da parte dei leader musulmani.
http://www.avvenire.it/Dossier/Cristianofobia/CronacheeStorie/Pagine/pakistan-tauran-non-restare-passivi.aspx
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Strategia Lgbt, l’Age ribadisce: diritto di educare, Paolo Ferrario, 21 maggio 2014, Informarsi, mobilitarsi, sensibilizzare. In prima linea per contrastare la diffusione nelle scuole della “cultura del gender”, l’Associazione italiana genitori (Age), ha voluto dedicare alla questione un corposo dossier, che sarà pubblicato sul numero in uscita di Agestampa, il bimestrale inviato a tutti i soci. «Vogliamo dare alle famiglie un’informazione a 360 gradi su una problematica che ci sta molto a cuore e che tocca da vicino il diritto-dovere dei genitori di essere i primi educatori dei propri figli», commenta il presidente dell’Age, Fabrizio Azzolini, presentando l’iniziativa di informazione.
Nei mesi scorsi, come forma di protesta contro il dilagare nelle scuole di iniziative pro-gender, l’Age ha proposto il “ritiro” dei figli per un giorno al mese. Non un giorno di vacanza extra, ma un «gesto forte» per ribadire il diritto di educare troppo spesso calpestato.
In sedici pagine, il dossier ripercorre gli ultimi mesi di accese polemiche (nelle scuole ma anche nelle aule parlamentari), avviate sul finire dello scorso anno quando cominciarono a circolare, prima su Internet e poi nelle classi, gli ormai “famosi” opuscoli dell’Istituto A.T. Beck “Educare alla diversità a scuola”, commissionati (e pagati con 24.200 euro) dall’Unar, l’Ufficio anti-discriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Da qui e dalla pretesa di «instillare» (così è scritto negli opuscoli), l’ideologia del gender nelle menti degli studenti, prende le mosse lo speciale di Agestampa, significativamente intitolato “Libertà di rieducazione”. Un preoccupato gioco di parole per rappresentare la distanza tra la Costituzione e la Strategia Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) messa in campo dall’Unar e che per l’Age è «fuorilegge».
«L’articolo 30 della Costituzione – ricorda il presidente Azzolini – afferma il dovere e diritto dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli. Noi partiamo da qui per dire che, con la Strategia e le azioni che ne sono seguite, questo diritto è stato calpe-
stato e che, dietro il giusto obiettivo di contrastare ogni forma di discriminazione nelle scuole, si è fatto entrare nelle classi ciò che con questa finalità non c’entra nulla». Nello speciale, l’Age denuncia anche il fatto che «la strategia Lgbt si sta imponendo in Italia e in Europa in un modo sempre più subdolo, mascherandosi dietro la difesa e la tutela di una minoranza, per rieducare i cittadini all’ideologia del gender a scuola, sui mass media, nelle scelte di amministrazioni nazionali e locali, italiane ed europee, muovendo ingenti risorse pubbliche». E tutto questo, ricorda l’Associazione dei genitori, «ignorando i risultati delle ricerche scientifiche, la riflessione filosofica, i dati sociologici, le opinioni diverse presenti anche tra le persone omosessuali». Tutti omologati, insomma, dietro il “pensiero unico” propagandato dalle potenti e rumorose lobby Lgbt, che sono riuscite persino, denunciano i genitori dell’Age, a «scavalcare il diritto nazionale e internazionale».
Un accerchiamento (delle famiglie, delle scuole, degli studenti e degli insegnanti), che «arriva a creare un nuovo linguaggio e a vietare quello che non si uniforma al nuovo vocabolario. Con attacchi diretti anche alla libertà di religione, tacendo strumentalmente lo stile evangelico dell’accoglienza di molte diocesi, movimenti, gruppi, parrocchie». A questo punto, si legge in una nota dell’associazione, «restare indifferenti non è possibile». È necessario, invece, «informarsi per capire che è in corso una rivoluzione antropologia, dove la posta in gioco è la negazione dell’umanità da parte dell’uomo».
http://www.avvenire.it/Dossier/La%20questione%20gender/La%20cronaca/Pagine/Strategia%20Lgbt%20lAge%20ribadisce%20diritto%20di%20educare.aspx
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Zecchi: «Vigilare sui figli Il gender è la nuova dittatura»
Lucia Bellaspiga, 28 marzo 2014, Si dice «d’accordissimo» che l’educazione comprenda anche il tema dell’omosessualità e che nessuna discriminazione sia accettabile, soprattutto a scuola, «ma il trasformare questa convinzione in una battaglia politica è mistificatorio è violento nei confronti dei bambini. Occorre reagire, là dove è possibile bisogna creare argini di confronto pacifico». Tra i genitori sconcertati dalle linee guida dell’Unar (i tre ormai famigerati volumi dedicati alle scuole elementari, medie e superiori, poi ritirati dal web) e dall’ideologia del gender imposta come indottrinamento fin dalla tenera età, c’è Stefano Zecchi, ordinario di Filosofia alla Statale di Milano e scrittore, ma anche padre di un bimbo di 10 anni. Fiabe gay alle materne, problemini di aritmetica con personaggi omosessuali alle elementari, narrativa e film transgender alle superiori, la parole padre e madre cancellate dai moduli… Come si arriva a questo? A chi giova? Ci sono due livelli di ragionamento. Il primo è culturale filosofico, il secondo più pedagogico. Oggi in politica c’è una forte difficoltà a dare un senso culturale alle proprie differenziazioni, così il laicismo proprio della sinistra ha trasportato il suo armamentario ideologico nel tema dell’abolizione dei generi. Dire che i generi non sono più maschio e femmina ma addirittura 56 tipi diversi diventa la battaglia per un’identità politica. Come prima credevano sinceramente che il comunismo salvasse il genere umano e si riconoscevano nella moralità ineccepibile, così oggi sostengono che il gender salva dall’abbrutimento. Ma così la politica diventa biologismo, selezione della specie, darwinismo deteriore. Basta leggere i loro testi.
E sul piano pedagogico? La scuola è particolarmente nel mirino di queste folli ideologie.
È giusto che l’educazione comprenda anche l’omosessualità e soprattutto il rispetto delle differenze, ma senza portare il tema sotto le bandiere mistificatorie che vedo oggi. Una cosa è il dato biologico, altro è la sovrastruttura culturale: un giorno arriveremo a difendere il pedofilo, in fondo è un uomo che persegue una sua preferenza sessuale, e addirittura l’incesto…
La libertà di educazione per i propri figli è un principio costituzionale. Eppure oggi è minato da una “educazione di Stato” che gli ideologi del gender vorrebbero imporre.
È chiaro che più si sa e meglio è, è persino banale dirlo, ma chi deve sapere? I docenti. Devono essere formati bene per prevenire ogni forma di bullismo, che crea vere tragedie personali, e fare mediazione tra le sensibilità della classe. Ma lasciate in pace i bambini: su di loro si sta esercitando un’ideologia violenta che non dovrebbe nemmeno lambirli. D’altra parte è tipico dei regimi, che come prima cosa si appropriano delle scuole: questo sta diventando un regime e infatti tutti hanno paura di reagire, anche solo dire che il padre è un uomo e la madre una donna è diventato un atto di “coraggio”. Siamo al grottesco.
Eppure alcune scuole si adeguano subito: via le fiabe perché il principe ama la principessa, via anche la festa del papà (chissà perché della mamma no)…
È il frutto di una demolizione della figura del padre che arriva da lontano, dagli anni ’70, quando si è cominciato a distruggere la famiglia dal “capo”. Sfasciata la famiglia è chiaro che dopo puoi sfasciare anche i due diversi ruoli di padre e madre, e che oggi sia a pezzi lo dice la facilità con cui si sciolgono i matrimoni: quando si accetta una visione così “allegra” di famiglia, aperta, senza legami, tutto diventa possibile. Annientare la madre è più difficile perché è la figura biologica, anche se affitti un utero è ancora femminile, finché almeno la tecnologia non riuscirà in cose mostruose, e allora saremo di nuovo al nazismo. Ma io non credo si arriverà a tanto.
Lei è ottimista? La storia insegna che nei regimi si cade senza avvedersene.
Ormai la nostra società ha consolidato un forte individualismo, la teoria del gender non diventerà un fenomeno di massa, lascerà il tempo che trova: io non sono terrorizzato, sono disgustato, che è diverso. Tuttavia bisogna avere delle attenzioni, attrezzarsi perché i nostri figli possano crescere in una dimensione – religiosa o laica che sia – di libertà. Mia madre era maestra e per una vita ha insegnato nella scuola statale, io ho studiato e insegnato sempre nello Stato, lo stesso fa mia moglie… ma mio figlio studia in una scuola paritaria: lì ho la garanzia che cresca libero dall’arroganza degli “inappuntabili moralmente”. Lo ripeto, non voglio crociate, dobbiamo creare argini di confronto pacifico e informare i docenti, ma non fare violenza sui piccoli. Chi ha autorità morale – oltre alla Chiesa anche la politica – si faccia sentire, la buona sinistra parli, dica la sua, ne abbiamo bisogno. http://www.avvenire.it/Dossier/La%20questione%20gender/I%20commenti/Pagine/zecchi-vigilare-sui-gender-e-la-nuova-dittatura.aspx
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Giannini: basta gender
a scuola, Paolo Ferrario, 5 giugno 2014, Mai più casi come quello del Liceo classico “Giulio Cesare” di Roma (dove ai ginnasiali di 15 anni è stato fatto leggere un romanzo i cui contenuti sono stati giudicati «inopportuni» e «sconvenienti» dalla Presidenza del Senato, che ha impedito fossero inseriti stralci del testo in un’interrogazione) o come quello del Liceo ginnasio “Muratori” di Modena, dove è stata organizzata una conferenza del transessuale Luxuria, senza prevedere il contraddittorio e, soprattutto, senza avvertire i genitori degli studenti, che infatti hanno molto protestato.
Proprio per evitare il ripetersi di situazioni simili, conseguenza dell’applicazione, nelle scuole, della “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, predisposta dall’Unar (Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali) in collaborazione con 29 associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), entro settembre il Ministero dell’Istruzione emanerà delle nuove Linee guida (che aggiorneranno quelle a suo tempo predisposte dal ministro Fioroni) a cui le istituzioni scolastiche dovranno attenersi nella programmazione di iniziative per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo.
L’annuncio è stato dato dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, rispondendo, ieri pomeriggio alla Camera, a un question time del deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli.
Confermando la «totale estraneità» del Miur alla redazione e diffusione nelle scuole degli opuscoli dell’Unar “Educare alla diversità a scuola”, commissionati all’Istituto A.T. Beck, (l’intera Strategia è costata 300mila euro), Giannini ha ribadito che «il Ministero proseguirà i progetti contro ogni forma di discriminazione nelle scuole», sottolineando che, nella predisposizione delle iniziative, sarà prioritario il coinvolgimento delle associazioni dei genitori. Anche i contenuti delle nuove Linee guida in vigore da settembre, saranno stabiliti attraverso il confronto diretto e costante con i genitori. Che, invece, erano stati completamente esclusi dalla Strategia dell’Unar.
«Il tavolo naturale del confronto dovrebbe essere quello del Fonags», dice Roberto Gontero, presidente dell’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) e coordinatore del Forum delle associazioni dei genitori della scuola.
«Proprio nell’incontro che abbiamo avuto a maggio – ricorda Gontero – avevamo chiesto al Ministro di riscrivere le Linee guida, perché riteniamo irrealistico che entrino nelle classi dei nostri figli contenuti che non hanno ricevuto il preventivo consenso dei genitori. Il Ministro ha recepito queste nostre preoccupazioni e di questo siamo certamente soddisfatti».
Un plauso all’iniziativa di Giannini arriva anche dal presidente dell’Age (Associazione genitori), Fabrizio Azzolini, che chiede l’introduzione di specifici «protocolli per l’affettività» studiati attraverso «l’ascolto diretto delle famiglie». Per protestare contro la diffusione nelle scuole di iniziative tese a propagandare l’ideologia del gender, l’Associazione aveva lanciato ai genitori la proposta di una Giornata di ritiro dei figli dalla scuola. Un giorno al mese per ribadire che «i genitori sono i primi educatori dei figli».
«Quella del Ministro – conclude Azzolini – mi sembra una proposta di buon senso che fa definitivamente cadere tutte le azioni di chi, senza nemmeno coinvolgere i genitori, voleva contrabbandare nelle scuole ciò che nulla aveva a che fare con il doveroso contrasto a ogni forma di discriminazione». http://www.avvenire.it/Dossier/La%20questione%20gender/La%20cronaca/Pagine/basta-gender-a-scuola.aspx
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Le notizie del 26 Settembre 2014 – Cinquantamila giorni
cinquantamila.corriere.it/storyTellerGiorno.php?year=2014…09...
26/set/2014 – Ma io che ne so di metodi naturali, io sono artificiale, sono culturale, sono… Corriere della Sera, venerdì 26 settembre 2014… Mio padre aveva la stessa passione…. della consolazione delle vittime e della prevenzione di altri abusi…. Venne accusato di abusi sessuali nel 2002, quando si trovava negli…
Stavolta è qualcosa di più di un attacco ai «privilegi
cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=54252fc08eaef
26/set/2014 – Corriere della Sera, venerdì 26 settembre 2014… L’aveva teorizzato in tema di reati sessuali già Benedetto XVI; e adesso lo… delle file del clero; e come un impegno verso le vittime di abusi sessuali…. di Jorge Mario Bergoglio, passando per la fase di Benedetto XVI, sono….. Quand’è pronto da mangiare.
Mancanti: cellulare
26 Settembre 2014 – Cinquantamila giorni – Corriere della…
cinquantamila.corriere.it/storyTellerGiorno.php?day=26&month...
26/set/2014 – Ma io che ne so di metodi naturali, io sono artificiale, sono culturale, sono… Dagli articoli di oggi sul caso del sindaco di Napoli condannato per abuso d’ufficio nel caso… Nel suo paesino faceva tutto, dai parti al pronto soccorso, e la gente lo… Il fatidico “sì” arriverà lunedì in tarda mattinata, quando George…
I clienti chiamavano le baby squillo con i telefoni delle…
roma.corriere.it › roma
14/nov/2013 – Ci sono anche sigle prestigiose, quelle di multinazionali…. quei tabulati per identificare chi ha contattato i telefoni cellulari delle due ragazzine e… per aver ricattato una baby squillo con il video del loro rapporto sessuale, è già… Vittima di abusi del padre quando era ragazza, l’ex barista potrebbe vedersi…
CHIESA E PEDOFILIA – fisica/mente
www.fisicamente.net/SCI_FED/index-1380.htm
Consideriamo nostro dovere suggerire alle vittime di abusi sessuali, o ai loro genitori o…. Ci sono le lettere terrificanti contro un certo padre Morissette, che attirava le vittime in…… martedì 13 luglio 2004 tratto da il Corriere della Sera……. In nome della separazione tra Chiesa e Stato si dice pronto a chiedere la messa in…
pronto? parla un funzionario dell’onu. cerco una… – Dagospia
www.dagospia.com/…/pronto-parla-funzionario-dell-onu-cerco-baby-sq...
14/nov/2013 – CI SONO L’INTEGERRIMO DIPENDENTE DI UN ASILO NIDO E UN AVVOCATO,… BABY SQUILLO BS F SCO F HE kYd x Corriere Web Roma… tabulati per identificare chi ha contattato i telefoni cellulari delle due ragazzine e… Vittima di abusi del padre quando era ragazza, l’ex barista potrebbe vedersi…
Centro documentazione veri abusi
veriabusi.blogspot.com/
09/mar/2010 – Pedofilia/ Germania, 24 casi di abusi in scuola d’elite in Assia… tedesco dell’Assia, sono venuti alla luce 24 casi di abusi sessuali su… “Il telefono non smette di squillare”, ha aggiunto…. Secondo la Frankfurter Rundschau, tra le vittime di abusi ci sono anche delle…. Corriere della Sera 14/01/2010 12:33.
La norma
enricobronzo.blog.ilsole24ore.com/
4 giorni fa – Voglio bene agli amici di Corriere/Gazzetta e Repubblica che organizzano tante cose belle…. Testimoni del dramma sono riusciti ad aiutare il padre e a tirarlo fuori… Il della vittima si è costituito parte civile, rappresentato dal legale…… massa, potessero aver fatto subire ai principini abusi di tipo sessuale.
www.alateus.it – FEDE, LIBIDINE E PEDOFILIA
www.alateus.it/FedeFoia.htm
Dal 2000 alla fine del 2005, poco piu’ di 40 sono finiti in manette per… L’accusa e’ pesantissima: abusi sessuali commessi su otto bambini, tra i 4 e i 5 anni…. del cadavere nudo, giovedi sera, ha subito indicato nel movente sessuale le cause…. d’indagine, all’inizio, oltre un anno fa, il prete telefonava sul cellulare della sua…
Il “libro” nuovo dell’IMPERATORE: «Potete contraddirmi…
www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1397
Passa a Il “libro” nuovo dell’IMPERATORE: «Potete contraddirmi… – Ben oltre sono le attese… All’origine vi è il Padre di… come vittima di sacrificio…. dal «Corriere della Sera»…… Nel mirino di padre George c’è la….. di autonomia è pronto a…. per abusi sessuali su una ragazzina di 10 anni.
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FISICA/MENTE
LA MULTINAZIONALE PEDOFILA
Di seguito riporto vari episodi relativi ai soli due ultimi anni che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm#.
Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.
Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l’etica. E’ quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile.
Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare.
Avverto che altre notizie, precedenti a queste, si possono trovare, sempre in Fisicamente, nell’articolo Lasciate che i pargoli vengano a me.
Il mea culpa dei vescovi sudafricani
Tratto da Nigrizia
di Cardinale Wilfrid Napier [*]
La chiesa cattolica conferma le ripetute accuse di abusi sessuali compiuti da preti, suore e personale ecclesiale nel paese africano. Il Cardinale Wilfrid Napier, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici Sudafricani, in un documento pubblicato il 29 giugno dal Sunday Times – il settimanale più diffuso in Sudafrica – assicura l’impegno della chiesa a collaborare con la giustizia.
I recenti rapporti di abusi sessuali da parte di preti cattolici hanno provocato un diffuso dibattito causando parecchio disturbo e confusione per molte persone.
Pertanto accogliamo con piacere l’opportunità, offertaci dal Sunday Times di puntualizzare ai suoi lettori e ai fedeli, il punto di vista e la politica della Chiesa Cattolica riguardo all’abuso sessuale perpetrato da preti, suore, fratelli e da collaboratori ecclesiali (insegnanti, catechisti ecc).
Innanzitutto vogliamo affermare in termini inequivocabili che l’abuso sessuale commesso da chiunque, ma specialmente da personale ecclesiale, va condannato come un male morale e dev’essere trattato come un crimine aberrante.
Ammettiamo che atti di degenerazione sessuale sono stati commessi da preti, uomini e donne consacrati, e collaboratori ecclesiali. Consapevoli dell’enorme danno che un tale comportamento causa agli innocenti, in particolare a ragazzi e ragazze affettuosi e fiduciosi, noi, Chiesa Cattolica del Sudafrica, ci scusiamo sinceramente con le vittime, le loro famiglie, le loro parrocchie e le loro comunità.
Accettiamo il nostro obbligo morale di fare qualsiasi cosa in nostro potere per continuare a sostenere le vittime e i sopravvissuti con la necessaria terapia psicologica e il necessario supporto spirituale. Intendiamo garantire che le persone responsabili di gravi abusi sessuali, in particolare nel caso di abusi su bambini, non abbiano mai più la possibilità di esercitare un ministero ecclesiale che dia loro accesso a potenziali vittime.
Consideriamo nostro dovere suggerire alle vittime di abusi sessuali, o ai loro genitori o tutori di minori, di riferire alle autorità civili il crimine compiuto contro di loro da personale ecclesiale. Studieremo con i commissariati provinciali di polizia i termini più efficaci per facilitare il rapporto, magari nominando esperti coordinatori di polizia i cui nomi ed estremi siano resi disponibili in ogni diocesi e parrocchia per essere contattati.
Nel caso di abuso su bambini, la materia sarà riferita alla Commissione per la Tutela dei Minori nella locale Corte di Giustizia.
Sappiamo per esperienza che non è sempre facile convincere una vittima di abuso sessuale a riferire l’accaduto quando questa non vuole farlo. Abbastanza spesso è il genitore che si rifiuta di riferirlo, temendo che questo possa esporre sua figlia o suo figlio ad un’altra esperienza dolorosa, dopo aver subito il trauma della violenza sessuale.
Anche se siamo vicini a questi genitori e comprendiamo la loro riluttanza a fare il proprio dovere con la legge, incoraggiamo caldamente le vittime o i loro tutori o genitori a denunciare l’abuso alle autorità pubbliche competenti, allo scopo di proteggere altre possibili vittime. Se i genitori o tutori di un minore non riferiscono l’accaduto, sarà la Chiesa ad assolvere il suo obbligo morale di farlo.
Come abbiamo già dichiarato in una pubblica affermazione il 23 Maggio, ribadiamo che la Chiesa non si considera al di sopra della legge, ma ha un sistema interno non differente nella sua funzione e nei suoi scopi da quelli adottati da organizzazioni professionali, compagnie private, nonché dagli organi di Governo.
Né la procedura interna della Chiesa è un sistema di giustizia parallelo a quello dello Stato. La sua funzione è esclusivamente disciplinare e amministrativa, ed è governata dal Codice di Legge Canonica.
La procedura esistente è stata evidenziata in alcuni documenti ufficiali, particolarmente nel Protocollo per il Personale Ecclesiale riguardo all’Abuso Sessuale su Bambini (1999) e nel Protocollo per il Personale Ecclesiale riguardo all’Abuso Sessuale tra Adulti, approvato dai Vescovi nell’Agosto 2002. Questi documenti sono disponibili nell’ufficio vescovile di ogni diocesi.
Vogliamo qui sottolineare i passi principali della nostra procedura interna.
a) la vittima dovrebbe riferire dell’abuso, direttamente o tramite una persona di fiducia, al prete, religioso o collaboratore ecclesiale appositamente nominato dal Vescovo in ogni diocesi del Sudafrica (i nomi di queste persone saranno disponibili in ogni parrocchia).
b) Una volta in possesso di informazioni rilevanti, la persona scelta discuterà il rapporto con il delegato del Vescovo (ci sono quattro delegati nominati dal Vescovo nelle quattro province di Bloemfontein, Capetown, Durban e Pretoria).
c) Il delegato del Vescovo convocherà prontamente un incontro del Comitato di Condotta Professionale Provinciale (una squadra composta da preti e religiosi, un terapeuta professionale, un assistente sociale, un avvocato civile e un incaricato dei rapporti con i media).
d) Dopo aver informato l’accusato che nei suoi confronti è stata elevata una denuncia, il comitato provinciale avvierà un processo formale di accertamento.
e) Due funzionari saranno nominati per interrogare la vittima, l’accusato e i testimoni.
f) Dopo l’accertamento, i funzionari forniranno un rapporto scritto con le loro osservazioni al Comitato Provinciale.
g) Quest’ultimo dopo aver esaminato il rapporto fornirà le proprie considerazioni all’autorità ecclesiale, che dovrà prendere gli appropriati provvedimenti nei confronti di chi ha commesso l’abuso.
Il processo è lungo ed è stato pensato in modo tale da rispettare i diritti delle persone coinvolte. Ha un doppio obiettivo: garantire giustizia alla vittima e riabilitare il colpevole.
La procedura disciplinare interna della Chiesa sarà sospesa quando lo Stato comincia ad occuparsi del caso. Una volta che il corso della giustizia criminale è stato completato, la Chiesa deve ancora seguire il proprio protocollo. Quando una persona colpevole di abuso sessuale ha scontato la propria condanna in carcere, è dovere della Chiesa decidere se e a quali condizioni questa persona possa essere reintegrata alle sue funzioni ecclesiali con la dovuta sicurezza.
Le stesse procedure disciplinari interne devono essere applicate nei casi in cui vi sia evidenza, sufficiente per obiettivi amministrativi, che una persona è colpevole di abuso sessuale anche se tale persona è stata assolta dal sistema giudiziario del paese.
In quanto Chiesa siamo consapevoli che l’aver messo a punto procedure e politiche sane è soltanto il primo passo teso ad assicurare che i diritti delle persone siano rispettati e che gli abusi sessuali da parte di personale ecclesiale siano trattati con la necessaria severità e prontezza. Le strutture del protocollo ecclesiale sono aperte ad aggiornamenti e revisioni alla luce dell’esperienza, di nuove conoscenze o di nuove leggi.
Consapevole del pericolo che personale ecclesiale colpevole di abusi sessuali possa essere trasferito da una diocesi all’altra senza che il Vescovo che lo accoglie ne sia a conoscenza, il Comitato di Condotta Professionale, a livello nazionale, è stato investito del compito di raccogliere dati riguardanti li abusi sessuali nella Chiesa.
Inoltre i Vescovi Cattolici del Sudafrica stanno preparando una Lettera Pastorale che esaminerà in termini più dettagliati quello che in questa sede abbiamo brevemente delineato. La lettera si occuperà del problema dell’abuso sessuale commesso da preti, religiosi e collaboratori ecclesiali, ma anche della sua grande diffusione nella società in genere, e chiamerà ogni cattolico a cooperare concretamente per sfidare la mentalità di omertà che ancora circonda i crimini e le trasgressioni sessuali.
Questo è un tempo in cui la Chiesa deve trovare il coraggio di parlare e agire. Continueremo a fare tutto quel che possiamo per proteggere gli innocenti dagli abusi. Faremo tutto il possibile per far sì che coloro che hanno subito un abuso sessuale non siano condannati a soffrire in silenzio la colpa e la vergogna inevitabilmente inflitti loro.
Note
[*]Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici Sudafricani
Mercoledì, 16 luglio 2003
Arrestato per pedofilia un sacerdote a
Bolzano
Avrebbe compiuto abusi sessuali per 5 anni su una bambina oggi maggiorenne che ha denunciato il religioso dopo una cura psicanalitica
BOLZANO – Don Giorgio Carli, 40 anni, sacerdote della parrocchia Don Bosco a Bolzano è stato arrestato il 14 luglio scorso con l’accusa di atti sessuali contro minori. E non si tratta di un prete qualunque. A Bolzano Don Giorgio è molto noto perchè cura una rubrica quotidiana mattutina sull’emittente Radio Sacra Famiglia. Egli è inoltre impegnato ad organizzare spettacoli e attività che coinvolgono il mondo giovanile.
Da poco la Curia lo aveva destinato a una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi di bambini tra i 9 e i 12 anni. Ed è per tale motivo, per impedire cioè il ripetersi del reato, che il pm Cuno Tarfusser ha chiesto al Gip l’ordinanza di custodia cautelare.
La vicenda ha preso le mosse dalla denuncia di una ragazza oggi maggiorenne, che ha querelato Don Giorgio Carli dopo una cura psicanalitica “che avrebbero rimosso i blocchi psicologici che le impedivano di ricordare compiutamente i fatti accaduti nella sua infanzia”.
I magistrati sono stati impegnati nell’inchiesta per mesi, e ora, dopo l’arresto, stanno interrogando tutti i testimoni.
La vicenda degli abusi di don Giorgio Galli nasce in un ambiente ecclesiastico caratterizzato da forte sessuofobia. Ricordiamo che alcuni mesi fa proprio la curia Vescovile di Bolzano si era decisamente schierata contro il registro delle unioni di fatto. La repressione della sessualità porta inevitabilmente a fenomeni di violenza di cui sono sempre più spesso vittime i bambini e le bambine. Anche questo caso, infine, mette bene in evidenza come la pedofilia non possa essere associata con l’omosessualità ma anzi essa nasce nell’ambito di ambienti sessuofobici e repressivi.
Mercoledì, 16 luglio 2003
Abusi sessuali.
La Polonia non fa eccezione
Da Adista
Tylawa-Adista. Abusi sessuali. La Polonia non fa eccezione. Padre Michal Moskwa, parroco sessantaquattrenne di Tylawa, un piccolo villaggio della Polonia meridionale, affronterà quest’autunno un processo nel quale dovrà difendersi dall’accusa di aver abusato sessualmente di sei bambine. Il dibattimento rappresenta l’atto conclusivo di un’inchiesta cominciata nel luglio del 2001 e avvalsasi di varie testimonianze, fra le quali particolare rilievo assume quella di Ewa Orlowska, madre di due delle presunte vittime ed essa stessa un tempo molestata dal parroco. Orlowska sostiene di aver dovuto sopportare le attenzioni di Moskwa dai 7 agli 11 anni, evitando in seguito di rivelare il tutto per paura di non essere creduta e di venire ostracizzata dalla comunità. Solo quando alcuni osservatori esterni arrivarono a Tylawa per documentare le accuse rivolte al parroco si sarebbe sentita in grado di uscire allo scoperto. Quello di Moskwa è il primo caso, in Polonia, in cui il velo di omertà e di paura è stato sollevato per far luce su un crimine sessuale commesso da un uomo di Chiesa. Dopo di esso, altri religiosi sono stati denunciati e chiamati a rendere conto della loro condotta, ma per lungo tempo è stato pressoché impossibile, nel cattolicissimo Paese che ha dato i natali a Karol Wojtyla, porre all’attenzione dell’opinione pubblica un problema così scottante. La Chiesa polacca, del resto, ha sempre mantenuto il più stretto riserbo in merito a simili accuse, evitando di pronunciarsi ufficialmente anche dopo le dimissioni, nel marzo 2002, dell’arcivescovo Juliusz Paetz, grande amico di Giovanni Paolo II ed egli stesso accusato di avances sessuali nei confronti di alcuni giovani seminaristi.
Mercoledì, 08 ottobre 2003
Contro i preti di Boston
Droga, sesso e violenze: le prove sui religiosi pedofili. Il documento mina la fiducia, crollano le offerte alla Chiesa
dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI
WASHINGTON – Tremila pagine di vergogne indicibili, un “faldone” processuale pesante come una macina da mulino appesa al collo della cattolicissima Boston, della sua diocesi, della Chiesa americana tutta che tenta di non affogare nella bancarotta finanziaria, e soprattutto morale, nella quale si è trascinata.
Sarebbe facile chiamare il processo di Boston contro il molto poco reverendo Paul Shanley e, indirettamente, contro il Cardinale Law, un calvario, perché questa che vediamo nell’aula del tribunale non è una scalata al cielo, ma una discesa all’inferno, percorsa da bambini tormentati da chi li doveva guidare, da novizie stuprate e sedotte nel nome di Cristo, di cocaina in oratorio, di ménage a trois, di scene da orridi conventi medioevali, non da diocesi nel secolo XX.
Eppure questo brulica fuori dal sepolcro di ipocrisia scavato da una gerarchia di vescovi e di cardinali più preoccupati di “sopire e sedare”, di evitare lo scandalo, piuttosto che di punire i colpevoli e di proteggere il gregge. Ora i giornali ci sguazzano, il Boston Globe riempie pagine intere con i documenti presi dal faldone processuale, e così fanno le televisioni, le radio, così facciamo noi perché ci consoliamo al pensiero di farlo per il bene.
Ma che cosa ci può essere di bene nel prete che tirava di cocaina davanti ai catechisti affidati a lui, che offriva a donne tossicodipendenti una “linea” in cambio di sesso a tre o quattro, del direttore spirituale nel convento delle novizie che le toccava e le molestava spiegando loro che quelli erano i contatti con il corpo di Cristo? Niente, se non la rabbia che a Boston, come nelle altre diocesi d’America squassate da dozzine di casi come questi, si sta alzando contro i prìncipi e i pastori della Chiesa che nascondevano la verità a loro stessi, prima che ai fedeli. E giocavano alle tre cartine con i preti pedofili, drogati, corruttori spostandoli di parrocchia in parrocchia dopo qualche tentativo a vuoto di psicoterapia.
Tutti sapevano tutto, dentro le stanze della curia, e nessuno faceva niente. Sulla lettera di accompagnamento per un prete dimesso da un centro di rieducazione, padre Robert Burns, e sottoposta al cardinale Law perché fosse riassegnato, c’è una notazione a mano a grandi lettere, problem: children, è un pedofilo. E padre Burns fu mandato a lavorare in una parrocchia del vicino New Hampshire, nel 1982 e soltanto nove anni, e molte denunce di stupro su bambini piccoli, dopo, nel 1991, fu finalmente rimosso con una lettera di encomio di cardinale.
La curia di Boston, la città del cattolicesimo irlandese e poi italiano, fiera della propria primazia gerarchica, di avere prodotto il primo e unico presidente cattolico, Kennedy, tentava di rimescolare la carte, di muovere da una parrocchia all’altra gli almeno 57 preti che in questi anni venivano denunciati, nella disperata illusione, come scrisse il vescovo ausiliario Madeiro, oggi cardinale di New Orleans, “che ricominciare da zero, in ambiente nuovo” potesse aiutare questi disgraziati fratelli a emendarsi, perché i sacerdoti sono sempre troppo pochi, perché le messe non hanno mai abbastanza celebranti, perché la speranza della grazia, del pentimento, della resurrezione non voleva morire in un pastore.
Le tremila pagine diffuse dal giudice che presiede la causa contro padre Shanley raccontano una storia ben diversa. Ci sono le lettere terrificanti contro un certo padre Morissette, che attirava le vittime in sacrestia mostrando loro raccolte di materiale pornografico. C’è la denuncia di una parrocchiana contro Thomas Forrey, dal quale lei era andata per chiedere aiuto a salvare il proprio matrimonio e fu percossa, violentata e sistemata in una casa che padre Forrey aveva costruito per lei, tenendola schiava con le botte e con il ricatto della rivelazione vergognosa, fino a quando lei trovò la forza di denunciarlo.
E’facile immaginare i giorni di sconforto e di scoramento, nelle vecchie stanze della curia al centro di Boston da dove si vede attraverso i mosaici dei vetri il porto dal quale il “gregge” arrivò per decenni, tra pie statue e vecchi libri, quando tre novizie trovarono il coraggio di fare il nome di padre Robert Meffan, che le aveva convinte a fare sesso con lui spiegando che quello sarebbe stato “il matrimonio con la Chiesa” e che lui portava a loro “il secondo avvento di Cristo” nella fusione mistica di “carne e spirito”.
Eppure ancora e ancora, almeno dal 1984 quando Bernard Law divenne cardinale di Boston, le risposte della gerarchia furono evasive, minimizzatrici, addirittura apologetiche. O consumate in piccole transazioni private con le vittime, tacitate con piccole somme, con la temporanea rimozione del reprobo o intimidite dalla potenza di una diocesi troppo importante per una novizia sedotta o per un bambino violentato, anche se portava i filmini girati da un complice del prete, durante l’atto.
Fino a quando il paravento di porpora non ha retto più e la legge, i pubblici ministeri, i giudici lo hanno strappato. Troppe denunce, troppe testimonianze, troppi documenti e soprattutto troppe vittime – 470 soltanto nel processo in corso contro padre Shanley, che ha prodotto le 3 mila pagine – perché tutto fosse mitomania di donne e di uomini, avarizia di avvocati, concorrenza di altre confessioni che, nel mercato americano della religione, competono per le anime e i borsellini del popolo.
Il lungo silenzio della Chiesa cattolica si ruppe a Chicago, a Milwaukee, a New York, a New Orleans, a Miami, a Washington. I Pm e i giudici costrinsero monsignori e vescovi a deporre, minacciando anche il Cardinale Law di carcerazione se non avesse consegnato i documenti, perché nessuno, né un Cardinale di Santa Romana Chiesa né un Presidente, può sottrarsi alla legge o rifugiarsi, in un caso tanto atroce, sotto le sottane del Quinto Emendamento e non rispondere.
Una prima condanna tributò 500mila dollari alla vittima di un prete bostoniano. Milioni di dollari li seguirono, mentre i fedeli, nella colletta domenicale, cominciavano a tirare indietro la mano dal bussolotto, inorriditi, scandalizzati da “queste rivelazioni di orrore indicibile” come le chiama la portavoce della Curia, la signora Morissey e decisi a boicottare il Cardinale Law che non si dimette.
E ancora nessuno aveva visto il faldone delle tremila pagine, sentito il peso del macigno. Si mormora di una prossima dichiarazione di bancarotta, di insolvenza, da parte della Curia di Boston che è, come tutte le Curie americane, una società privata non profit, dove tutto è formalmente di proprietà del Cardinale in carica. Ma ci vorranno anni, non dollari, perché una madre di Boston possa lasciare il proprio bambino a un prete senza tremare.
(5 dicembre 2002)
Lunedì, 19 gennaio 2004
In Gran Bretagna la Chiesa Cattolica paga
indennizzo per abusi sessuali
La Chiesa cattolica inglese pagherà un indennizzo di 460.000 euro ad un uomo di 38 anni vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote negli anni ’70. Per la prima volta, secondo i legali dell’uomo, la Chiesa si è fatta carico dei problemi psicologici sofferti per il resto della vita a causa delle violenze subite durante l’infanzia. Simon Grey è stato molestato da padre Christofer Clonan per circa sei anni. Da grande, Grey ha assunto spesso comportamenti violenti ed è stato alcolizzato.”Non riuscivo a mantenere un lavoro – ha raccontato l’uomo – il più lungo è stato per sei mesi. Ho finito col darmi fuoco, provocandomi bruciature profonde e ho passato sei mesi in ospedale (da Repubblica on line 13.1.2004)
Lunedì, 19 gennaio 2004
Usa: 4450 preti denunciati per abuso di
minori
Notizia tratta dal sito
http://www.reporterassociati.org
Speciale!
di redazione
17 Feb 2004
OLTRE 4.450 PRETI DENUNCIATI PER ABUSO MINORI DA 1950
Roma, 17 febbraio 2004 — (Apcom) – Un totale di 4.450 sacerdoti degli Stati Uniti sono stati denunciati per abuso sessuale a minori fra il 1950 e il 2002. Lo rivela uno studio commissionato dalla Conferenza episcopale cattolica dell’America del Nord. David Clohessy, presidente dell’Associazione che raggruppa le vittime di questo tipo di abuso (Snap), ha già detto che la cifra è “troppo bassa”. Lo studio, che sarà pubblicato il 27 febbraio, afferma che, secondo un’analisi dei dati della Chiesa cattolica statunitense durante il periodo succitato, 4.450 sacerdoti furono oggetto di 11.000 denunce di abuso a minori. Ciò significa che alcuni sacerdoti furono protagonisti di ripetuti abusi. Così il 25% dei preti sospettati furono accusati in due o tre occasioni, il 13% fra le quattro e le nove, e il 3% oltre le 10, si legge sullo studio di cui ne dà notizia l’edizione digitale del quotidiano spagnolo “El Mundo”. Il 78% dei bambini che presumibilmente subirono gli abusi avevano fra gli 11 e i 17 anni, il 16% fra gli 8 e i 10 e il 6% meno di 7 anni. Sempre secondo lo studio delle 11.000 incriminazioni circa 6.700 furono investigate e confermate mentre oltre 1.000 si rivelarono false e oltre 3.300 non furono indagate perché al momento dell’accusa i preti erano deceduti. Circa 11.000 sacerdoti servirono nella Chiesa cattolica negli anni coperti da questo studio realizzato dal collegio universitario John Jay di giustizia penale, con sede a New York.
Martedì, 17 febbraio 2004
Documento Vaticano sui pedofili
La tolleranza zero è contro-producente
Da ADISTA febbraio 2004
32218. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Un lavoro gomito a gomito con persone competenti e qualificate per identificare potenziali responsabili di abusi sessuali e per garantire la totale sicurezza dei minori: è questo l’obiettivo fissato dal Vaticano per risolvere la questione degli abusi sessuali da parte di membri del clero e sistematizzato in un documento di 220 pagine della Pontificia Accademia per la Vita, dal titolo “Abuso sessuale nella Chiesa cattolica: Prospettive scientifiche e legali”. Il documento rappresenta il primo tentativo di esaminare la questione in modo onnicomprensivo, analizzandone anche le cause psicologiche, le procedure di monitoraggio, il tasso di recidiva, nonché gli effetti sulle vittime e le possibilità di successo di una terapia per i responsabili. In linea generale, il documento, che prende le mosse da un simposio scientifico tenuto in Vaticano lo scorso aprile, di cui riporta gli atti, verrà inviato alle Conferenze episcopali ai primi di marzo. A descriverne contenuti e prospettive è il “Catholic News Service” (18/2). Assolutamente inedita per un documento vaticano è l’insistenza sugli aspetti clinici del problema dell’abuso sessuale. Pur basandosi sull’esperienza degli Stati Uniti, il documento critica la politica di “tolleranza zero” che lì è stata adottata, suggerendo invece una sorta di sacerdozio protetto, lontano da bambini, per i preti colpevoli, che non verrebbero così troppo isolati. Gli esperti intervenuti, non cattolici, che operano nel campo della psichiatria, della psicologia e della psicoterapia, hanno espresso parere negativo sulla tolleranza zero (definita una soluzione “controproducente”), perché questa dissuaderebbe i preti in questione dal cercare aiuto prima di commettere reato e dal farsi curare dopo: potrebbe lasciarli emotivamente devastati e delegherebbe le responsabilità alla società, dove il controllo e la supervisione sono per forza di cose minori. È apparsa vincente l’opinione dello psichiatra infantile tedesco Jorg Fegert, che ha suggerito l’adozione di un’unica e uniforme politica valida per tutta la Chiesa a livello mondiale. Quanto all’identikit del prete pedofilo, gli esperti hanno ravvisato tratti comuni ad altri soggetti pericolosi per i minori: disordini sessuali e della personalità, abuso di sostanze, danni neurologici o cerebrali. I preti pedofili hanno però un’educazione più elevata, meno antisociale e meno tendente alla recidiva rispetto ad altre categorie di pedofili. Un elemento chiave è la cura e la riabilitazione dei preti in questione. Si parla di farmaci e di psicoanalisi, ma la maggior parte degli esperti ha raccomandato caldamente un “cocktail” di tecniche cognitive behaviouristiche e consulenza spirituale. Tuttavia la deviazione sessuale che sta alle origini dell’abuso sui minori, hanno detto concordi gli esperti, è qualcosa che non si può curare. È già un grande successo, hanno detto, quando il soggetto riesce a controllare il proprio impulso, ma non vi è situazione scevra da rischi. Perlomeno il tasso di recidiva, secondo studi recenti, è sceso con i metodi cognitivi dal 17 al 10%. Altro tema importantissimo trattato nel documento è l’accettazione o meno di candidati omosessuali nei seminari. Lo psichiatra della Harvard Medical School, Martin Kafka, ha detto che l’omosessualità non è causa di abuso sessuale quanto piuttosto “un fattore di rischio probabile” che va ulteriormente studiato. Sta di fatto che nei casi di abuso sessuale nella Chiesa la grande maggioranza riguarda preti omosessuali che molestano maschi adolescenti. Per William Marshall, canadese, è tuttavia irrealistico pensare che i candidati al sacerdozio abbiano chiara la loro identità sessuale. E il celibato? È un fattore di rischio per l’abuso sessuale? Certamente un celibato vissuto positivamente, è stato detto, può essere un elemento chiave nella lotta all’abuso, e la Chiesa dovrebbe accertarsi che i preti abbiano la forza spirituale di viverlo con serenità; di qui la necessità di concentrare l’attenzione sul celibato come chiave di volta nella questione degli abusi. Per quanto attiene alla prevenzione, il seminario, con il suo ambiente chiuso, è stato detto, offre un terreno privilegiato per il monitoraggio dei fattori di rischio. Resta da definire il “livello di rischio” che i vescovi locali sono disposti a correre prima di chiudere eventualmente le porte del sacerdozio ad un candidato. È stata prospettata, a scopo di sostegno nei primi anni di sacerdozio, la possibilità di istituire gruppi di supporto: una via, per i giovani preti, per esprimere liberamente disagi e problemi.
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